Figc tra la "via" Ceferin con l'ombra delle cause e una finta rivoluzione

Gravina introduce all'unanimità la norma anti SuperLega. Ma c'è il nodo costituzionalità

Figc tra la "via" Ceferin con l'ombra delle cause e una finta rivoluzione

Il messaggio ai naviganti della Federcalcio è in piena sintonia con l'Uefa: ogni tentativo di fuga in avanti da parte dei club è irricevibile. Dunque, ieri il presidente Gravina (appena eletto nell'Esecutivo Uefa ma da subito sintonizzato con il presidente Ceferin quando è scoppiata la «bomba» dei 12 club secessionisti) ha approvato la norma definita - ça va sans dire - anti SuperLega: previste sanzioni in caso di partecipazione a tornei privati non riconosciuti dalle istituzioni sportive, in primis per quanto riguarda la Figc l'esclusione dal nostro campionato. Quindi niente affiliazione per chi «al 28 giugno, data di scadenza delle iscrizioni, dovesse voler partecipare a competizioni di natura privatistica». E sul livello delle sanzioni, si entra nell'argomento spinoso della legittimità costituzionale della norma: in caso di ricorsi, potrebbe essere fatta valere la libertà di associazione. In più potrebbe verificarsi - nel caso di interventi sanzionatori dell'Uefa - anche una violazione del diritto alla concorrenza previsto dall'Unione Europea a proposito di antitrust (Uefa e Fifa agiscono in regime di monopolio).

Un primo segnale dalla Figc doveva comunque arrivare. Da qui a pensare a un'esclusione dei club «ribelli» (in teoria nel gruppo SuperLega sarebbe rimasta solo la Juventus) ce ne corre. «Chi ha interpretato la SuperLega come un atto di debolezza da parte di alcune società che vivono un momento di difficoltà economica e insurrezione nel sistema calcio, sbaglia. Sicuramente, è un tema delicato da approfondire. Nel nostro Paese il consumatore finale è tenuto ai margini, è un sincronismo che funziona poco ed è necessaria una rivoluzione a riguardo», ha poi aggiunto Gravina.

Intanto c'è da registrare il voto all'unanimità del Consiglio federale sulla norma, compreso quello dell'ad dell'Inter Beppe Marotta. Messo al riparo nel suo ruolo di consigliere federale. «Non è previsto in Figc l'istituto della sfiducia, è stato votato. Qui c'è da fare una considerazione di tipo personale in collegamento alla Lega che lo ha votato». Poi è toccato ai temi della politica dei costi del sistema, dello stop alle proprietà multiple e della riforma dei campionati. Il numero uno della Figc ha proposto la possibilità dalla stagione 2021/22 di non superare l'80% dei costi «rapportati al monte ricavi. Chi vuole spendere di più, deve mettere a disposizione del sistema una garanzia fideiussoria». E poi le multiproprietà, vietate senza eccezioni nel mondo professionistico o in quello nel mondo dilettantistico, «salvaguardando - l'aggiunta di Gravina - i diritti già acquisiti». Che salva la posizione di Lotito per Lazio e Salernitana. Infine l'accelerazione del progetto di riforma dei campionati, da varare già in questa stagione per partire a regime dal 2022. «Ciascuna componente dovrà fare le proprie rinunce», ha precisato Gravina che ha fissato il limite del 30 giugno per l'accordo finale. Difficile mutare l'assetto a 20 squadre della A ma lo stimolo potrebbe essere l'introduzione di playoff e playout, vecchio pallino di Gravina che ora è un tema in discussione anche in Premier League. Probabile lo sdoppiamento della B con una divisione verticale e il semiprofessionismo per la C.

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