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Un filo d'Arianna lungo 20 anni. E adesso 4 gare per superare il monumento Mangiarotti

Il grande della scherma è a un podio. A Torino 2006 debuttò 15enne, 6 edizioni sempre a medaglia come Zoeggeler

Un filo d'Arianna lungo 20 anni. E adesso 4 gare per superare il monumento Mangiarotti
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Il filo di Arianna è un ricamo d'oro che continua ad allungarsi, punto dopo punto, nella storia dello sport italiano. Al Forum di Assago l'azzurra firma un'altra pagina memorabile conquistando il terzo titolo olimpico della carriera, il primo a squadre, che la porta a quota dodici medaglie ai Giochi. Davanti a lei resta soltanto Edoardo Mangiarotti, monumento della scherma, distante una sola lunghezza. Un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava un miraggio, ora sempre più vicino.

Vent'anni dopo il debutto olimpico a Torino, quando aveva appena 15 anni e 10 mesi, la campionessa valtellinese continua imperterrita a collezionare metalli e applausi. Ha già raggiunto un'altra leggenda, Armin Zoeggeler, andando a medaglia in sei Olimpiadi diverse. Ma la grandezza di Arianna Fontana non si misura solo nei numeri: si sente nel boato del pubblico ogni volta che entra in pista, nella fame con cui difende ogni centimetro di ghiaccio, nell'amore per lo short track che "non finisce mai". Sugli spalti non mancano i tifosi di sempre: mamma Luisa, papà Renato, il fratello Alessandro e il cuore pulsante del Fan Club di Berbenno di Valtellina, nato nel 2006 e cresciuto fino a superare i seicento iscritti. "Il segreto per restare giovane? Allenarsi al freddo", scherza Arianna, sorridendo dopo l'ennesima impresa. E non è finita. Superate le qualificazioni dei 500 metri, specialità in cui è bicampionessa olimpica in carica, domani sera tornerà sul ghiaccio per quarti, semifinali ed eventuale finale. Il programma è un tour de force: lunedì i 1000 metri, tra una settimana la staffetta femminile, poi i 1500. Occasioni preziose per agganciare e forse superare Mangiarotti. "Non penso ai record, ma alle prossime gare", taglia corto la portabandiera azzurra, alla seconda vittoria olimpica da alfiere dopo PyeongChang 2018. Fontana detesta perdere, con una sola eccezione: nonna Bruna, lassù al Curlo, in Valmalenco, avversaria temibile a Scala 40.

Vent'anni dopo Torino, Arianna è cambiata e insieme è rimasta la stessa: qualche ruga in più, le gote rosse e gli occhioni azzurri, la determinazione feroce. Il marito e coach Anthony l'ha addolcita, resa più leggera, più complice. Persino con i compagni di squadra maschi, uno dei quali accusato anni fa di averla fatta cadere nel corso di un allenamento.

E col quale un anno fa, peraltro, nel test preolimpico non gareggiò: si voleva evitare l'imbarazzo di schierarla nella mista dopo essere arrivati ai ferri corti. Anche questo spirito nuovo è stato la chiave dell'oro di Assago, una medaglia che chiude definitivamente una parentesi difficile e rilancia, ancora una volta, la sua corsa nella leggenda.

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