Ganna sulle orme di Moser per il giallo

Francesco prese la maglia nella crono iniziale del '75. Filippo pronto ad emularlo

Ganna sulle orme di Moser per il giallo

C'è chi si ostina a sostenere che in fin dei conti il Tour è una corsa come tante altre, ma intanto c'è chi da mesi sta preparando solo la crono inaugurale di Copenaghen, come se fosse la finale olimpica dei cento metri. Filippo Ganna fresco campione italiano, da due campione del mondo, punta deciso alla prima maglia gialla. Per mettere a punto il suo motore superlativo, oltre alla crono tricolore della settimana scorsa a San Giovanni al Natisone, ha trascorso un lungo periodo di allenamenti in altura, al rifugio Oberto Maroli, 2796 metri di quota sul passo Monte Moro, tra Italia e Svizzera, sopra Macugnaga.

C'è chi si ostina a sostenere che in fin dei conti il Tour è una corsa come tante, ma c'è chi lo prepara più di ogni altra corsa al mondo, perché per il ciclismo e i ciclisti questo rappresenta il tutto di un movimento che concentra le proprie ambizioni in queste tre settimane di luglio. Per Filippo Ganna, 25enne fuoriclasse azzurro, tricolore e iridato del ciclismo di casa nostra l'appuntamento è per venerdì primo luglio a Copenaghen, cronometro di apertura del Tour de France. Sono 13,2 km nel centro della capitale danese: venti curve tra il ponte della regina Luisa, i Giardini di Tivoli e la Sirenetta.

La storia è presto detta: c'è stato un solo italiano in giallo, nella storia della Grande Boucle, dopo una crono inaugurale: Francesco Moser. Nel 1975 un giovanissimo e debuttante corridore trentino, in maglia Filotex batte niente meno che sua maestà Eddy Merckx nel suo Belgio (a Charleroi, ndr) per appena 2. Ganna insegue Moser.

Intanto la settima scorsa, a quasi 53 km/h di media, il granatiere piemontese della Ineos è andato a prendersi dopo 35,6 chilometri pianeggianti, il titolo tricolore della cronometro già suo nel 2019 e 2020. «Vincere fa sempre piacere, soprattutto perché questa era una prova generale che doveva darci indicazioni sullo stato di salute alla vigilia della prova di venerdì prossimo dirà poi -. Ho sofferto un po' il caldo e l'umidità, ma l'avevo messo in conto visto che sono appena sceso dall'altura. Questa prova tricolore è servita anche per provare il 90% dei materiali».

Cura dei dettagli e dei particolari, anche perché la posta in palio è alta e non mancheranno di certo i competitor. La sfida sarà stellare, al pari di una rassegna iridata, perché il Tour è così: c'è il meglio del mondo, nessuno escluso. A cominciare da Van Aert e senza dimenticare o trascurare lo stesso Tadej Pogacar che punta ad un bersaglio più grosso, quello finale, che vorrebbe dire terza vittoria di fila («sono pronto, è la mia corsa» le parole dello sloveno).

C'è chi si ostina a ritenere il Tour una corsa come tante altre, ma per la Grande Boucle i corridori si sono ritirati in massa dal Giro di Svizzera adducendo problemi di Covid, ma nella sostanza hanno pensato a salvare la gamba e a non correre rischi virali. Ora è necessario fare attenzione: i prossimi rivali da superare sono i test Pcr.

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