Il giusto finale è un "vero" abbraccio

Ha cambiato il suo sport, non poteva salutare nel silenzio del Covid

Il giusto finale è un "vero" abbraccio

I tanti che hanno continuato a seguire la MotoGP anche quando Valentino ha smesso di vincere, quando gli riusciva difficile salire sul podio e perfino quando questo è diventato un miraggio, ieri erano sicuramente tutti davanti alla TV; incollati allo schermo ad accompagnare con lo sguardo e col cuore l'ultimo giro di pista da pilota del Mondiale di questo eterno ragazzo che ha riempito le domeniche e le bocche di motociclismo per un quarto di secolo. Un'eternità che ci ha lasciato dentro valanghe di ricordi; li abbiamo sentiti riaffiorare uno ad uno, insieme a tutte le emozioni che ci hanno lasciato, così che perfino gli occhi dei più duri sono diventati lucidi di commozione.

Quel grazie che Valentino ha scritto sulla tuta era per chi ha condiviso la sua straordinaria carriera, ma anche per tutti noi che lo abbiamo seguito con passione ed affetto, per gli amici e gli avversari, il suo modo di ricambiare la raffica di ringraziamenti piovuti da tutto il mondo. Il decimo posto nell'ultima tappa del suo tour d'addio gli permetterà di ricordare questo giorno un po' malinconico con il sorriso di soddisfazione di chi ha fatto bene il suo lavoro fino in fondo e ci ha confermato come la scelta di continuare fino a ieri sia stata giusta; un campione come Rossi non poteva salutare la compagnia nel silenzio asettico di un circuito a porte chiuse causa covid. Il pienone di quest'anno, le bandiere, le magliette, i cappellini che hanno colorato di giallo le tribune di Valencia sono il gran finale che meritava.

Certo Rossi guiderà di nuovo una MotoGP, correrà ancora (in auto) e forse salirà di nuovo su un podio, ma non sarà la stessa cosa. Non per lui, non per noi. Domani, è un altro giorno.

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