Guerra di lettere tra i club. E Sky rilancia

Inter e Juve per Dazn, gli altri per i soldi. La tv satellitare: subito 500 milioni

A 24 ore dall'assemblea della Lega di serie A, chiamata a deliberare sui diritti tv domestici del prossimo triennio, sono spuntate due lettere, di segno opposto, spedite al presidente Dal Pino che di fatto hanno reso ufficiale la spaccatura. Di qui l'impossibilità di procedere oggi al voto e quindi all'assegnazione.

La prima mossa è stata di Andrea Agnelli, presidente della Juventus. Di concerto con Marotta (Inter), si è unito al vecchio gruppo dei contestatori dei fondi guidato da Lotito e ha scritto la missiva fatta pubblicare dal sito calcioefinanza con due richieste: a) procedere al voto per assumere «una decisione consapevole, informata e proficua»; b) cestinare l'operazione fondi. L'obiettivo dichiarato: dire sì all'offerta di Dazn e rispedire al mittente la proposta della media company. Gli altri club, di parere contrario, informati dell'iniziativa, hanno reagito con un'altra lettera contenente una richiesta opposta. Roma, Torino, Bologna, Benevento, Crotone, Sassuolo, Genoa e Sampdoria hanno chiesto a Dal Pino di rinviare l'assemblea fissata per oggi. Fuori dalla mischia è rimasto lo Spezia (ha appena cambiato proprietà) oltre al Milan che, con Scaroni in disaccordo sul punto con Juve e Inter, ha rinunciato a sottoscrivere la lettera. Il fronte delle tre grandi si è quindi diviso rendendo più fragili i due inediti schieramenti. Di fatto la divisione è determinata dalle diverse esigenze: chi vuole subito i soldi in cassa grazie ai fondi e chi invece spinge per non cedere quote strizzando l'occhio a Dazn. Anche se Sky ha provveduto a una mossa forte: la tv satellitare ha garantito oltre 500 milioni di euro subito, al momento della firma, (compresa la rata in sospeso della passata più il 50% del nuovo accordo), tornando di fatto in gara.

Alle due fazioni ha risposto per le rime il presidente Paolo Dal Pino. Ai primi ha ricordato che l'assemblea è stata convocata appositamente e che solo il raggiungimento del quorum necessario (14 voti su 20) renderà possibile il sì alla delibera. Ai secondi ha spiegato che a poche ore dall'appuntamento non era possibile rinviare i lavori e che tale decisione può essere presa dall'assemblea, sovrana. La conclusione, amara, è la stessa. La frattura fra i due partiti all'interno della Lega, avvenuta per la prima volta in modo plastico da quando Dal Pino è presidente, renderà impossibile quest'oggi una scelta definitiva creando danni d'immagine all'organizzazione.

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