La guerra in Ucraina "spacca" il gruppo

Non tutti sono d'accordo sulla solidarietà ai corridori della Gazprom. Dopo l'ultimo riposo oggi c'è il Mortirolo

La guerra in Ucraina "spacca" il gruppo

Si riparte subito puntando il cielo. Non c'è più tempo da perdere: c'è da vincere il Giro d'Italia. Dopo il giorno di riposo sul lago di Garda, oggi la giornata più lunga e dura, con 5.250 metri di dislivello. È la 16a tappa: da Salò all'Aprica, 202 km. Partenza subito in salita in Valsabbia, la zona di Sonny Colbrelli, e poi il Mortirolo: 12,6 km al 7,6% medio, e punte del 16%.

Tappa tosta e fiaccante, che lascerà il segno, su questo non si discute. Se la maglia rosa Richard Carapaz vuole chiudere i conti o mettersi al sicuro, qui ha il terreno per farlo. Se Jai Hindley, l'australiano d'Abruzzo, vuole ribaltare la classifica e spodestare l'ecuadoriano, in questa frazione ha tutto quello di cui ha bisogno. Lo stesso discorso vale per Joao Almeida e Mikel Landa, Pozzovivo, Bilbao e Nibali.

Tappa tosta, quella di oggi, su e già per valli e monti. Anche se c'è chi chiede solidarietà: sono i disoccupati della Gazprom, la formazione russa che a inizio marzo si è vista revocare la licenza dopo l'invasione dell'Ucraina da parte di Putin. Ieri Gianni Bugno, presidente del sindacato mondiale dei corridori, ha incontrato la stampa per chiedere un'apertura all'Uci. «Chiediamo solo un atto di comprensione ha detto l'ex iridato -. Ci sono corridori che sono fermi e senza stipendio. O si da loro una deroga, affinché possano andare a correre in altri team, oppure che vengano aiutati economicamente». E Vegni, direttore del Giro, va dritto per dritto: «Credo che sia stata un'operazione eccezionale, bisognava valutarla in maniera eccezionale».

Oggi al Giro i corridori dovrebbero ripartire con un braccialetto solidale di colore blu, con la scritta Perché?, ma il condizionale è d'obbligo: non tutti sembrano disposti a indossarlo. C'è da pensare alla tappa: mors-tirolo, vita mea.

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