I gioielli diversi dell'emiro. Mbappé, Messi, Neymar e il guastafeste Hakimi

Tutti del PSG, stentano in Champions, il marocchino spiega: "A Parigi non mi danno palla, mentre qui..."

I gioielli diversi dell'emiro. Mbappé, Messi, Neymar e il guastafeste Hakimi

E adesso comincia il bello e il ballo del (vero) mondiale. Perché siamo ai quarti di finale del torneo più corto della storia (si chiude il 18 dicembre tra proteste legittime di ct e calciatori, perché il 22 cominciano i festeggiamenti del Qatar). E perché è venuto il momento di misurare, sotto gli occhi dell'emiro e dei suoi mega-investimenti, l'altezza dei tre tenori riuniti sotto le insegne del PSG a Parigi. Mbappè vola in gol con la Francia, Neymar, ristabilito a tempo di record, porta a spasso il Brasile che insegue il sesto titolo, Messi è considerato - al netto di qualche invasato commentatore - il salvatore della patria calcistica argentina, tradita da Di Maria e Lautaro Martinez. Sono i tre gioielli che brillano sotto il cielo di Parigi ma che nel calcio europeo non riescono ancora a brillare, a dimostrazione plastica e definitiva, che il talento, da solo, non basta, non può bastare. Nonostante sia accompagnato, come è accaduto con la nomina del presidente del club parigino, a capo dell'Eca, l'associazione dei club europei successiva al G14, dall'appoggio incondizionato di Ceferin, presidente Uefa.

Si comincia domani con Croazia-Brasile e Olanda-Argentina per poi completare sabato prossimo il quadro delle semifinali con Marocco-Portogallo e Inghilterra-Francia. A dire il vero il Psg è già stato eletto, grazie ai tre tenori, quale il dominatore tecnico di questo mondiale. Messi ha sbagliato (o meglio, prodezza del portiere polacco) un rigore ma si è rifatto subito dopo, Neymar ha potuto nel frattempo anche riposarsi grazie al contributo di altri sodali, Mbappè ha già frantumato ogni record in materia di gol, belli e spettacolari, di testa, di piede, al volo. Gli manca solo uno di tacco e poi la collezione diventa completa. Insieme dovrebbero fare scintille anche in Champions league e invece per ora - smantellano solo la concorrenza francese.

Eppure c'è un'altra stella del Psg che ha preso a brillare in queste ore e si chiama Achraf Hakimi, 24 anni, l'eroe del Marocco sorprendente contro la Spagna, autore del rigore col cucchiaio che ha certificato l'eliminazione della Spagna dal dischetto, festeggiato imitando le movenze del pinguino. Lui gode e si diverte in nazionale ma mastica amaro quando si ritrova a Parigi. L'ultima confessione in proposito è un riflettore acceso sullo stato dei rapporti interni al Psg dove comandano i tre tenori. «Col Marocco, ogni volta che parto, ricevo la palla. Nel Psg invece io parto sempre ma non me la passano mai» il suo recente sfogo.

E se si riflette su un altro aspetto correlato sempre ad Hakimi, viene da chiedersi: ma il Real Madrid non ha avuto un pizzico di fretta e di mancata visione calcistica nel liquidare precocemente Hakimi e Theo Hernandez?

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