Milano "Siamo la squadra più forte del mondo, eppure non abbiamo una pista". La frase rimbalza come un'eco lontana. Sembra il 2006, sembra l'Olimpiade Invernale di Torino 2006. Invece siamo vent'anni dopo. L'Italia vince ancora, conquista l'oro nell'inseguimento a squadre e cala il tris dopo i due ori di Francesca Lollobrigida. Ma la scena, dietro il podio, è identica: campioni senza casa. Due sole piste in tutto il Paese, a Collalbo e Baselga di Pinè. All'aperto. Inutilizzabili d'inverno. Così i migliori del mondo diventano zingari del ghiaccio: valigie sempre pronte, oltre 200 giorni lontani da casa, allenamenti a Inzell, in Germania. Oro al collo, ma senza un tetto.
"Lavoro". È la parola che ripete come un mantra Matteo Anesi, oro olimpico nel 2006 e oggi allenatore degli azzurri. "Non talenti puri, non fenomeni nati velocissimi. Questi ragazzi lavorano dal 2015. E lavorano bene. Perché se lavori tanto e male ti infortuni. Loro lavorano bene e dalla nostra abbiamo l'esperienza di 20 anni fa, che abbiamo rivissuto anche con Maurizio Marchetto, il nostro direttore tecnico, che ha fatto cose eccezionali. Questa gara qua è quella che abbiamo preparato meglio".
Dietro la vittoria c'è la vita sospesa. "Davide e Andrea hanno due figli. Li vedono crescere dal telefono. Mia figlia di 4 anni mi chiede: papà, perché non ci sei a Natale? Quest'oro ripaga questi sacrifici". La differenza rispetto al 2006? "Allora c'era Enrico Fabris, una locomotiva, e noi dietro. C'era un eroe. Oggi è una squadra vera. Un progetto partito sette-otto anni fa, con alti e bassi. Tanti alti, tanti bassi". E senza una pista di casa tutto pesa di più: "Allenarsi all'estero rende difficile sviluppare materiali e movimento. Questi sono i veri sacrifici: lasciare la moglie sola, i figli piccoli. Quest'oro è anche per loro". Con Anesi c'erano Ippolito Sanfratello (oggi numero 2 della federghiaccio) ed Enrico Fabris (tra i responsabili dell'oval di Rho Fiera). "Ci siamo abbracciati tutti. Ancora una volta.
Del quartetto di Torino mancava solo Stefano Donagrandi, che è venuto per i 10mila e vive in Olanda, ma è qui con il cuore. Non si può dire quale trionfo sia più bello. Sono incredibili allo stesso modo". L'Italia sale sul carro dei vincitori. I campioni, invece, tornano a fare le valigie. Più forti del mondo. Senza una pista.