Ibrahimovic tradisce ancora. Ma il Milan di rigore in trasferta vola sempre

Lo svedese sbaglia dagli 11 metri (lo salva Rebic). Maldini su Zlatan: "Lukaku ha aggredito i compagni"

Il Milan di Pioli è diventato come il vino di qualità: viaggia che è una meraviglia. Perché ieri a Bologna ha centrato un paio di record che non sono affatto banali. Eccoli: 1) in 9 trasferte su 10 ha centrato il successo; 2) in 20 trasferte consecutive ha fatto gol superando così il record del 92/93, epoca Fabio Capello. Ma non sono state solo rose e fiori e non perché i due squilli rossoneri sono arrivati dal dischetto, due rigori solari che possono solo avvelenare il sabato sera dei moviolisti improvvisati. Il Milan di ieri ha avuto un rendimento super in fase offensiva ma ha troppo sofferto e subito le ripartenze del Bologna, come mai accaduto in precedenti esibizioni. Ha subito gol nel finale e tremato negli ultimi rintocchi della sfida grazie a quel fuoriclasse che si ritrova in porta, Gigio Donnarumma, autore di almeno due-tre prodigi, specie nel finale sul colpo di testa di Soriano. D'accordo, anche il suo dirimpettaio polacco, ha fatto il fenomeno su Ibra prima e su Calabria poi (ieri sottoposto a test da parte di Roberto Mancini, per il prossimo europeo) evitando che il Milan potesse addirittura esondare nel primo tempo.

Ibra, definito da Michajlovic lo schema unico del Milan (se avesse giocato con noi avremmo vinto 3 a 0), non è apparso sereno e disinvolto così come è stato descritto nelle ore precedenti. Sul primo rigore (trattenuta vistosa di Dijks su Leao) ha esaltato l'intuito di Skorupski: per sua fortuna quella volpe di Rebic è piombato sulla respinta chiudendo in porta con tocco angolato. Zlatan è arrivato così al quinto rigore sbagliato: che si arrenda. E infatti nella ripresa, per il doppio tocco di mano di Soumaoro, ha lasciato il pallone a Kessiè che è più scientifico, realizzando così il 2 a 0. A difenderlo, prima di cominciare, per la prima volta, è sceso in campo Paolo Maldini. Dure e scolpite le parole del dirigente: «È stato un episodio troppo lungo, brutto da vedere e finito lì. Lui è intervenuto per difendere i suoi compagni aggrediti da Lukaku e comunque il razzismo non ha niente a che fare con Ibra». È la risposta all'intervento di Gravina e della procura.

Le migliori giocate del Milan hanno segnalato la nuova posizione di Leao, nel ruolo di sotto punta, il suo probabilmente: mai visto così generoso nel tornare, recuperare palloni in contrasto e ripartire scoprendo la difesa del Bologna. Con lui, Kessiè, Romagnoli, Tomori (una sorpresa positiva) e Calabria, hanno tenuto in piedi la struttura fino al finale col batticuore per il gol di Poli nato da uno scarabocchio di Theo Hernandez, tra i meno lucidi della compagnia. Si sono rivisti Bennacer (dopo oltre 50 giorni d'assenza), così utile al palleggio del centrocampo, Mandzukic e Krunic che possono diventare pedine indispensabili specie quando arriverà l'Europa league. Il Bologna, oltre a lamentare la mancanza di un bomber doc, si è svegliato negli ultimi 10 minuti quando ha trovato il gol con Poli, appena arrivato dalla panchina. Nella parte iniziale, Mihajlovic ha imbrigliato il Milan con un pressing mirato costringendo Donnarumma a lanci per la testa di Ibra per trovare qualche sbocco. Anche per lui, la fragilità difensiva è diventata un tormento.

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