Inter e Milan, i tempi diversi per tornare a vincere

Da qualche giorno, sulla strategia di calciomercato di Inter e Milan, si è aperto un divertente dibattito tra i rispettivi eserciti di tifosi

Da qualche giorno, sulla strategia di calciomercato di Inter e Milan, si è aperto un divertente dibattito tra i rispettivi eserciti di tifosi. Un esempio? Ai tempi del primo sondaggio interista effettuato per acquisire le abilità di Sandro Tonali, la tifoseria neroazzurra invase il web con giudizi fantasmagorici. Lui, addizionato a Barella e Sensi, in effetti avrebbe costituito un trio di centrocampisti, tutti italiani, tutti giovanissimi, tutti arruolati in Nazionale da Roberto Mancini. Applausi in quel campo con i milanisti che rosicavano perché Sandro, da ragazzino, aveva dichiarato la passione per i rossoneri e per Gattuso. Oggi che il giovane centrocampista (classe 2000) ha preso la strada di Milanello, quegli stessi giudizi trionfalistici sono stati modificati. Hanno cominciato a eccepire: «ma sì, non è maturo per una grande, è appena retrocesso in B, va bene per una provinciale» moltiplicando la soddisfazione delle milizie rossonere che hanno acceso i fuochi d'artificio. Uscendo dai social, è cosa buona e giusta approfondire i motivi di questo cambio d'indirizzo tecnico deciso da Marotta e Ausilio. Non a caso, il cambio di rotta interista è avvenuto dopo il vertice di villa Bellini dal quale è uscito un compromesso (vedremo fino a quando reggerà) tra le due visioni che privilegia le indicazioni di Antonio Conte e mette da parte invece il piano firmato dai dirigenti nerazzurri nella passata estate.

Di qui il cambio di passo: non più Tonali ma provare a prendere Vidal e Kolarov, non più Brozovic ma eventualmente Kantè, stesso destino probabilmente per Eriksen mai entrato in modo autorevole nelle scelte del tecnico pugliese. La spiegazione è elementare: Conte è uno che vuol vincere ieri, non domani o dopo. Quindi predilige esponenti che abbiano già frequentato con successo il circuito delle coppe e dei campionati europei. D'altro canto Antonio è figlio di primissimo letto della Juve bonipertiana come ricorda egli stesso quando cita la massima di Enzo Ferrari («il secondo è il primo degli sconfitti»). Di contro, il Milan è uscito dal famoso ribaltone di metà luglio (liberato Rangnick, confermato Pioli e con lui Paolo Maldini) con l'idea di comporre un virtuoso mix tra esperienza e gioventù: così sono arrivati Diaz e Ibra, Tonali e Bakayoko nell'attesa di puntellare la difesa che è il prossimo obiettivo dichiarato di Maldini. Così forse non sarà garantito vincere subito, ma sarà costruito qualcosa di duraturo.

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