Inter, un'altra frenata. La Roma punisce il braccino di Conte

Il tecnico nerazzurro butta via la rimonta con i cambi conservativi e subisce il pareggio

Il sesto X di fila tra Roma e Inter fa sorridere solo il Milan. I giallorossi falliscono (a metà) il nuovo esame con una big e l'aggancio al secondo posto, i nerazzurri - dopo la frenata con la Samp - vedono sfumare la vittoria nel finale e tornano a -3 dai «cugini» in attesa della sfida di domenica alla Juve e al possibile derby di Coppa Italia di fine mese.

Una gara emozionante, dal risultato giusto, ma nella quale se ci fosse stata una squadra a vincere non avrebbe rubato nulla. Così alla fine risultano più decisivi i cambi «conservativi» di Conte (bersaglio dei social scatenati che lo definiscono ironicamente «vecchio cuore bianconero») di quelli tardivi di Fonseca. «Ci è venuto un po' il braccino, alla fine subentra l'ansia del risultato, d'altronde a livello psicologico le squadre in vantaggio tendono ad arretrare nel finale», così dirà nella pancia dell'Olimpico il condottiero nerazzurro alla fine. Che però si consegna alla Roma nel momento in cui ha il controllo del match, togliendo sì il Vidal infortunato, ma anche Lautaro e soprattutto Hakimi (apparso pure contrariato per il cambio, dopo che il tecnico gli aveva chiesto come stava, ricevendo rassicurazioni in merito) inserendo Perisic e Kolarov con conseguente abbassamento della squadra. E così il valore aggiunto Conte, che esplode nella bellissima prima metà di ripresa, forse la migliore dell'Inter in questa stagione, si sgonfia nel finale in cui la Roma - con l'ingresso di Cristante e Bruno Peres - acquisisce brio e velocità riequilibrando la sfida.

La partita palpitante ha vissuto fasi distinte tra due belle squadre non ancora perfette. Ma non come direbbe la storia del campionato fino a ieri, ovvero con una Roma che aggredisce subito e un'Inter che azzanna alla fine. Tutt'altro. Nel primo tempo infatti c'è stata qualche occasione in più per l'Inter, poi il vantaggio della Roma con la 23ª rete di Pellegrini - tiro leggermente deviato da Bastoni - nei 45 minuti iniziali (record in questo campionato, addirittura quattro in più dalla macchina da gol Atalanta). Nella ripresa i già citati 25 minuti di dominio nerazzurro che hanno siglato aggancio (con il secondo gol stagionale di Skriniar, fotocopia di quello segnato con il Verona e ottava rete nerazzurra da azione di corner) e sorpasso con «cavallo pazzo» Hakimi, al sesto centro in campionato - è il difensore più prolifico nei Top 5 tornei d'Europa - che è anche il 30° nei secondi 45' e il 50° stagionale della squadra di Conte, e l'ultimo spezzone di gara con il ritorno della Roma che ha agguantato il 2-2 sui titoli di coda grazie alla zuccata di Mancini. Bravo a sovrastare Skriniar che alla fine denuncerà - a torto, rivedendo le immagini - un gomito alzato di troppo da parte del romanista.

«Possiamo lottare con chiunque, la partita con l'Inter lo dimostra», dirà Fonseca dopo la sfida giocata per larghi tratti sotto la pioggia. Un Fonseca rammaricato per quei 20 minuti fatali per un'eventuale vittoria. Ma a differenza di quanto accaduto a Napoli e a Bergamo, la sua Roma di fronte alle difficoltà non si è sfaldata e ha anche evitato il ko. Un passo avanti importante per un gruppo non ancora pronto però per alzare l'asticella a un obiettivo superiore al semplice piazzamento nella prossima Champions. Intanto venerdì sarà già tempo di derby con la Lazio, che ha vinto a Parma e che ora è a -6 dai giallorossi.

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