Inter, il valore aggiunto del mercato low cost: Dzeko, Calha e Dumfries

Gli addii di Lukaku e Hakimi e il problema Eriksen risolti con tre operazioni intelligenti

Inter, il valore aggiunto del mercato low cost: Dzeko, Calha e Dumfries

Ci sono i numeri, i fatti e le opinioni. I primi dicono che dopo 16 partite di campionato, l'Inter a quota 37 ha 1 punto in più di quanti ne aveva un anno fa, è seconda come allora e ha la prospettiva netta di chiudere l'andata ben oltre i 41 punti dell'anno scorso (deve giocare contro Cagliari, Salernitana e Torino). I secondi raccontano di 4 vittorie consecutive in campionato, di cui l'ultima pirotecnica a Roma, in assoluto di 9 successi nelle ultime 11 partite, di una qualificazione agli ottavi di Champions raggiunta dopo 10 anni e addirittura con un turno di anticipo. Le opinioni devono necessariamente specchiarsi negli uni e negli altri e possono anche essere differenti, per tutti però l'Inter di Simone Inzaghi è nuovamente la favorita numero uno per lo scudetto, semmai ce n'è stata un'altra, anche quando i nerazzurri sono scivolati a 7 punti dalla vetta. La squadra è più bella oggi di ieri, gioca un calcio più moderno ed europeo e non è un caso che stamane voli a Madrid (senza Correa, in giornata gli esami) sognando di violare il Bernabeu e vincere addirittura il girone di Champions. Che poi domani sera ci riesca davvero, è un altro discorso ma l'opinione non cambierebbe.

A Roma hanno segnato insieme e nell'ordine Calhanoglu, Dumfries e Dzeko, tutti ingaggi dell'ultimo mercato low cost, dove solo l'olandese è stato pagato davvero (12,5 milioni). Dzeko è stato il colpo da maestro per rimpiazzare Lukaku, partito a stagione già cominciata. Usato sicuro, come illustra la sua carriera, ma se il gol di Roma è l'ottavo del campionato (più 3 in Champions) a fronte dei 7 dell'intera ultima stagione in giallorosso, significa che qualche merito importante c'è anche nell'ambiente che l'ha accolto e rigenerato. Dzeko è giocatore vero, talento sopraffino, regista d'attacco ma non solo, bomber. Là dove Lukuku favoriva e quasi obbligava il contropiede, ora c'è un talento un po' in là con gli anni, che offre all'allenatore ogni varietà di attacco.

E che dire di Calhanoglu? Il Milan l'ha fatto partire a zero senza particolari rimpianti, esattamente quelli che le 4 stagioni del turco in rossonero potevano scatenare. Inzaghi però è stato bravo a cambiargli ruolo, allontanarlo dall'area avversaria, valorizzarne il palleggio nella zona centrale. Calhanoglu (già 5 gol e altrettanti assist) di fatto gioca al posto di Eriksen, ma è molto più nel gioco, più incisivo e decisivo. Lo stesso Brozovic ne trae vantaggio, perché spesso è libero dalla marcatura fissa che gli riservano gli allenatori delle squadre avversarie.

Dumfries è il 14esimo marcatore del campionato nerazzurro (17esimo stagionale, considerando la Champions) ma al di là dell'ennesimo numero di questa Inter, l'olandese è l'unico ritardatario nella scaletta che s'è dato Inzaghi, che infatti, finché ha potuto, nelle partite importanti gli ha sempre preferito Darmian, più diligente e collaudato. L'infortunio del compagno, libera per qualche settimana la corsia destra a Dumfries: sta a lui cogliere l'occasione e non fallirla. Impossibile non rimpiangere Hakimi, ma anche inutile: il passato non ritorna.

Brava l'Inter a salvare il bilancio e restare in alto, bravo Marotta a capire chi e come comprare. Lui del resto se ne intende e forse nel frattempo lo hanno capito anche alla Juventus...

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