Inzaghi torna a "casa". Ma c'è ancora amore: non finirà come Gigio

Da giocatore e allenatore è sbocciato alla Lazio. Si è lasciato male col club, non con tifosi e piazza

Inzaghi torna a "casa". Ma c'è ancora amore: non finirà come Gigio

Sabato, dopodomani, ore 18. Simone Inzaghi torna a Roma, nel suo stadio e contro la sua squadra, la Lazio. Per l'allenatore dell'Inter non può essere e non sarà una partita come le altre: gran parte della carriera da calciatore in maglia biancoceleste (196 partite e 55 gol, di cui 20 in Europa: nessuno come lui nel club), tutta quella da allenatore sulla panchina che Lotito gli ha offerto quasi per caso nell'estate del 2016 (all'indomani del rifiuto del Loco Bielsa) e che poi lui ha saputo ampiamente meritarsi, fino a diventare il tecnico con più presenze nella storia della Lazio (251), capace di vincere 3 trofei (solo Eriksson meglio di lui), di tenerla per 5 stagioni in Europa e di riportarla in Champions League dopo 13 anni.

Arrivato ragazzino a Roma, nel 1999, Inzaghi jr se ne è andato lo scorso 27 maggio, accusato da Lotito di aver tradito la stretta di mano della notte precedente, che valeva il prolungamento triennale del contratto. Inzaghi nega che ci sia stato quell'atto di intesa tra gentiluomini e ama precisare come la notte gli sia servita per valutare e confrontare l'offerta di Lotito con le prospettive che al telefono, già di pomeriggio, gli avevano illustrato prima Marotta e poi il presidente Zhang. Più soldi (4,5 milioni contro meno di 3) e più possibilità di vincere: la scelta non poteva essere che nerazzurra.

Sabato Inzaghi non sarà accolto nel suo stadio come è capitato a Donnarumma a San Siro. Forse ci sarà qualche fedelissimo di Lotito che lo fischierà, ma l'affetto della curva Nord dovrebbe sommergere ogni forma di contestazione. Del resto, nei giorni dell'addio, Inzaghi ha promesso, anche con una lunga lettera in una pagina a pagamento sul Corriere dello Sport, che alla prima occasione sarebbe tornato sotto la curva per salutare e ringraziare, interista fuori ma laziale dentro. I tifosi semmai rinfacciano a Lotito di non avere mai offerto al loro beniamino una squadra davvero competitiva. Lo abbracceranno non metaforicamente, ricambiati, i calciatori cui è rimasto legatissimo. Come Immobile, con cui è amico anche di famiglia e con cui è stato più volte visto in barca nel mare di Ponza, o come Radu, che avrebbe portato volentieri anche a Milano. O come Luis Alberto, che gli deve il lancio e la consacrazione quando ormai sembrava una scommessa persa e si dice vagasse per Formello, dicendo che voleva smettere col calcio per fare il pittore.

Ci sarà tempo per commuoversi ed emozionarsi, ma ci sarà anche e soprattutto da giocare una partita che non s'annuncia semplice. La Lazio in solo giorno ha perso l'aereo griffato con l'aquila perché costava troppo e ha annunciato il nuovo sponsor di maglia per i prossimi 3 anni (30 milioni veri per promuovere criptovalute), ma è la sconfitta di Bologna e la strigliata di Lotito (con minaccia di congelare gli stipendi) che continua a fare rumore e sarà grande stimolo di riscatto per la squadra ora guidata da Sarri. Direttamente da Buenos Aires arriveranno solo sabato mattina Martinez (pronto almeno per la panchina) e Correa (in forse per un guaio muscolare).

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