Jacobs "processato" da Gay Center per una frase di 9 anni fa

Il centometrista italo-americano nel mirino di Gay Center per un presunto commento dell'azzurro giudicato transfobico di 9 anni fa

Jacobs "processato" da Gay Center per una frase di 9 anni fa

Gloria e successi portano molto spesso dietro di loro polemiche a iosa. Ne sa qualcosa il centometrista italo-americano Lamont Marcell Jacobs, fresco vincitore di medaglia d'oro alle Olimpiadi di Tokyo nella gara regina della competizione a 5 cerchi, il quale è stato accusato di omofobia da Gay Center, un'associazione romana che lotta per tutelare i diritti degli omosessuali. A finire sotto la lente d'ingrandimento dell'associazione capitolina una battuta nei confronti di un amico che lo stesso atleta azzurro aveva postato su Twitter nel lontano luglio 2012 (quando il neo-campione olimpico era peraltro ancora minorenne).

Il "cinguettio" incriminato, "...e stasera al *** ci sono state 2 figure di mer***! La prima: *** che cade davanti a tutti; la seconda: Alessandro che balla davanti a un trans" ha scatenato le ire di Gay Center che, sulla propria pagina Instagram, attacca frontalmente Jacobs, accusandolo apertamente di aver utilizzato un linguaggio transfobico nei confronti delle persone trans, ponendo peraltro l'accento sul fatto che lo stesso atleta delle fiamme oro avesse utilizzato il maschile (un trans). Gay Center infine si augura che Jacobs prenda le distanze dalle sue stesse affermazioni di nove anni fa, ribadendo di come l'azzurro abbia"il dovere di schierarsi a favore dei diritti e per questo ci aspettiamo che aiuti l’Italia a correre in tale direzione".

L'attacco frontale al nostro campione di atletica leggera, scaturito a causa di una battuta a dir poco datata - e che evidentemente qualcuno ha pensato bene di ripescare - ha suscitato come prevedibile sin dai primissimi momenti reazioni importanti. Una fra tutte quelle dell'Onorevole Giorgia Meloni, la quale sulla propria pagina Facebook difende l'uomo più veloce del mondo con un post dove parla di "diverse community di fanatici nostrani che prendono suoi post sui social privati di anni addietro per tentare di denigrarlo" ed esprimendo la massima solidarietà per gli attacchi subiti in queste ore.

La leader di Fratelli d'Italia nella sua difesa a Jacobs non si riferiva soltanto alle accuse di transfobia ma anche a quelle di doping, che giornali statunitensi e britannici prestigiosi avevano avanzato subito dopo la gara del primo agosto scorso mettendo in mezzo il nostro Marcell. Il Washington Post ha parlato chiaramente di doping nel mondo dell'atletica leggera, dando comunque il beneficio del dubbio al portacolori azzurro.

Altrettanto clamoroso è stato l'attacco del Times, il quale ha ricordato che la maggior parte delle migliori prestazioni mondiali sui 100 metri (la specialità di Jacobs) sono state prodotte da velocisti risultati poi positivi ai controlli antidoping.

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