Signora da anni sessanta. Errori, equivoci e caos. Allegri tra casa e Chiesa

Max sbaglia cambi e sbotta con l'ex viola, Kean e Kulusevski: "E vogliono giocare nella Juve..."

Signora da anni sessanta. Errori, equivoci e caos. Allegri tra casa e Chiesa

«Ho sbagliato i cambi». Dichiarazione onesta di chi ha capito di avere commesso non uno ma due, forse tre errori. Il numero poteva essere più alto se Allegri Massimiliano si fosse ricordato che, rispetto alla sua ultima esperienza di allenatore, una nuova norma prevede l'utilizzo di cinque altri calciatori, oltre a quelli titolari o sedicenti tali. Ma quando la trance agonistica, dicono così gli esperti, ti frulla in testa e nel sangue, si può anche cadere nella trappola e finire gambe all'aria. Non va trascurato che Allegri non è un uomo solo al comando, ha tre collaboratori, Landucci, Dolcetti e Trombetta ma forse la comunicazione non è stata perfetta o completa. Il suo sfogo, a fine partita, ripreso dai microfoni delle tv: «Porca tr... E vogliono giocare nella Juventus», testimonia il suo nervosismo e la confusione totale dello spogliatoio (compresa baruffa Rabiot-Szczesny). Allegri ha il dovere di insegnare ai giovani il senso di quella maglia, ma forse è per primo ad averne smarrito coscienza.

Due punti in partite quattro, questo il totale della Juventus. Si risale al campionato 61/62, quella squadra era reduce dal titolo, il dodicesimo, schierava Charles e Sivori, dopo le prime due giornate, un pari con il Mantova e una sconfitta a Padova, il presidente Umberto Agnelli intuì che sarebbe stato opportuno ridurre l'allenatore Korostolev al ruolo di secondo, richiamando Carlo Parola, il tecnico vincitore dell'ultimo scudetto, rinunciando al direttore Gren, rientrato in Svezia. Accadde che quella stagione segnò la svolta, in senso negativo: la Juventus concluse al dodicesimo posto, stabilendo un record nelle ultime dieci partite, un pareggio e nove sconfitte.

Agnelli si fece da parte, suo fratello convinse Vittore Catella a prendere la presidenza. Un aneddoto per spiegare certe scelte: Catella era un ingegnere aviatore, aveva preso parte alla guerra d'Etiopia nella Prima Squadriglia Somala Ricognizione Terrestre, fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare, partecipò alla seconda guerra come ufficiale pilota, quindi in Fiat come collaudatore del primo aereo a reazione al cui progetto aveva contribuito. Un giorno, proprio a bordo di un jet della flotta di Agnelli, l'Avvocato lo avvisò: «Visto che Lei ama il rischio Le anticipo che è il nuovo presidente della Juventus». Catella, con l'ingaggio dell'allenatore brasiliano Amaral, portò la Juventus al secondo posto ma erano anni di transizione con il dominio delle due milanesi e la crescita del Bologna.

Oggi la situazione è grave ma non è seria (Flaiano), contro lo Spezia sarà opportuno ritrovare la vittoria per il momento presente soltanto in Champions. Ci sono uomini da recuperare, equivoci da chiarire, errori da evitare. C'è soprattutto una Juventus da definire, nei ruoli, nelle responsabilità. L'ombra grigia di sessant'anni fa crea fastidio ma dovrebbe servire da lezione e ammonimento. La storia del club bianconero dice che nessuno ha mai potuto vivere di rendita. In campo e fuori.

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