Keita prende l'aspirina e la Lazio si beve il Bayer

Nel ritorno in Germania tesoretto Champions alla portata. Ululati razzisti, l'arbitro minaccia lo stop e zittisce la curva

Keita prende l'aspirina e la Lazio si beve il Bayer

Roma - Per la Lazio la caccia al tesoretto da oltre 30 milioni e all'ingresso tra le 32 elette della Champions si chiuderà in terra tedesca. Dove gli uomini di Pioli si porteranno in dote il gol pesantissimo di Keita, il gioiellino nato in Spagna anche se di origini africane cresciuto nella cantera del Barcellona. Un gol che è una manna dal cielo in una serata resa complicata da un avversario solido e da una condizione fisica non ancora ottimale. La punta ventenne, alla ricerca di spazio dopo l'ultima sofferta stagione nella quale era arretrato di molto nelle gerarchie dell'attacco biancoceleste, centra il bersaglio dopo tre tentativi andati a vuoto (due in realtà sprecati): bruciato in velocità Tah, infilato Leno in uscita con un diagonale e 40mila dell'Olimpico - tanti per una partita il 18 agosto - in delirio. Il talentino ex Barca si candida ora per una maglia da titolare, visto che Klose ha lasciato il campo al compagno di squadra per un problema muscolare, arrivato in occasione dell'azione del palo colpito nel primo tempo.

La Lazio mostra gioco a sprazzi, qualche interessante iniziativa personale contro un Bayer Leverkusen rimaneggiato ma più esperto in campo internazionale. E il gol annullato a Kiessing a metà ripresa (sembra corretta la decisione dell'assistente Klasenius) fa tirare un sospiro di sollievo a una squadra in evidente difficoltà fisiche. Un gol incassato avrebbe complicato ulteriormente la partita di ritorno, nella quale la Lazio dovrà mostrare un volto migliore ma sicuramente non sarà chiamata a fare la partita.

Più che i giocatori in campo, il primo brivido lo regala l'arbitro Eriksson dopo circa un quarto d'ora di partita: i buuu razzisti (per la verità meno evidenti di altre occasioni) verso alcuni elementi del Bayer destano l'orecchio del direttore di gara che fa annunciare dallo speaker la minaccia della sospensione del match. D'altronde l'Uefa è, giustamente, molto sensibile al tema della discriminazione razziale come recita uno dei suoi spot più celebri.

Il portiere Marchetti è costretto in tribuna e indossa, quasi come una sorta di portafortuna, la maglia numero undici di Klose. Il tedesco è in campo e avrà pure svelato i segreti del Bayer, ma riesce raramente a farsi vedere se non nell'occasione (sprecata) nella quale coglie il palo su ottimo assist di Felipe Anderson.

Primo tempo equilibrato nei quali la Lazio ha solo un leggero predominio nel possesso palla. Il palo di Bender (gran tiro da fuori area) e quello già citato di Klose sono le emozioni più forti insieme alla conclusione da centrocampo di Calhanoglu – su passaggio sbagliato di Lulic - che rischia di sorprendere Berisha. Tanti errori e sbavature in casa biancoceleste, meglio gli avversari che hanno già nelle gambe due partite di Bundesliga. Anche se Wendell è al limite del rosso nel duro intervento su Onazi.

Più vivace la ripresa che si accende sia sul piano del ritmo che su quello dei nervi. Il Bayer si fa vedere più volte dalle parti di Berisha, che devia su Calhanoglu, poi Mehmeti e lo stesso turco spaventano ancora il portiere laziale. Fino al gol liberatorio di Keita che lascia aperta la qualificazione al ritorno in Germania.

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