L'agente di de Boer: "Ecco cosa non ha funzionato all'Inter"

L'agente di de Boer è tornato a parlare dell'esperienza breve e negativa del suo assistito sulla panchina dell'Inter. L'olandese ha salutato da gran signore

Frank de Boer appartiene ormai al passato per l'Inter: il presente è Stefano Pioli che sarà chiamato a risollevare una squadra che ha il morale sotto i tacchi dopo un inizio di stagione pessimo. I nerazzurri hanno collezionato solo 17 punti in campionato sui 36 disponibili e sono a meno 8 dalla zona Champions League, occupata dal Milan di Montella. L'Inter ha perso ben 5 partite in campionato, su 12 uscite, e 3 in Europa League in 4 apparizioni. Il compito dell'ex allenatore della Lazio non sarà affatto facile ma gli uomini per risalire la china e rialzare la testa ci sono. L'ex tecnico dell'Ajax, dunque, è durato solo 84 giorni a Milano: non si è scomposto, ha ringraziato tutti e non ha fatto polemica dimostrando serietà e stile.

de Boer è andato via senza sbattere la porta, ma il suo agente Guido Albers, ha voluto togliersi nuovamente qualche sassolino dalla scarpa ed è tornato a parlare dell'esonero del suo assistito ai microfoni di fcinter1908.it: “Frank aveva iniziato un progetto ed è stato fermato nel bel mezzo di questo progetto, dopo appena 9 settimane. Ovvio che non l’abbia presa bene perché se cominci qualcosa ti aspetti di andare avanti insieme, di lavorare come un gruppo. Hai bisogno di tempo per cambiare, tutti sanno che una transizione dal 4-4-2 al 4-3-3 richiede del tempo. L’Inter è un top club, è per questo che Frank ha accettato l’incarico. Ma è impossibile fare una transizione di questo tipo in sole 9 settimane, è semplicemente impossibile. Uno degli obiettivi prioritari, ed era chiaro fin dall’inizio, era quello di cambiare lo stile di gioco della squadra. Era uno dei primi obiettivi dell’Inter. E l’altro obiettivo era quello di trovare giocatori con Dna da Inter, giocatori orgogliosi di giocare per l’Inter e di lavorare duro per l’Inter. Giocatori che meritassero di vestire la maglia dell’Inter ogni giorno in allenamento. Frank è una persona onesta, cristallina e trasparente. Al gruppo ha detto solamente: mi dispiace, mi dispiace di non poter finire il mio lavoro qui. Devo andare via. Era difficile per lui cambiare la mentalità del gruppo. Fin dall’inizio. E’ difficile creare un gruppo di 29 giocatori, nessun club in Europa ha 29 giocatori. Non ci si può allenare nel modo giusto. Ogni volta c’erano 5-6 giocatori delusi perché non giocavano ma devi meritarlo di giocare, se non lavori sul campo non puoi pretendere di giocare. Puoi giocare nell’Inter, e in una squadra di De Boer, solo se lavori duro sul campo. E bada bene che de Boer non ha mai parlato di de Boer, ha sempre parlato solo dell’Inter. Doveva fare qualcosa, doveva cambiare qualcosa. Fai il calciatore professionista, il tuo lavoro comincia alle 9:45. Dai è incredibile. E’ ovvio che abbia avuto un impatto forte, sei un calciatore professionista, devi stare concentrato sul tuo club. E’ la prima cosa. Ma il gruppo aveva voglia di cambiare, c’era veramente voglia di cambiare modo di lavorare. Ma qualche giocatore no, qualche giocatore non aveva questa intenzione. E questo rende tutto più duro e difficile ovviamente. Se nel gruppo c’è un’atmosfera negativa, musi lunghi… è difficile lavorare. Frank aveva l’idea di lavorare con un tot di giocatori e poi il resto giovani. Perché se sei giovane sei più predisposto ad accettare di non giocare. Si sa che in un club internazionale, se ci sono 29 giocatori che si sentono arrivati, non accettano di non giocare. Se guardi al Borussia Dortmund, al Liverpool, ci sono sempre 3-4 giocatori giovani in prima squadra che portano una nuova energia e rendono il lavoro più facile. Ma lui non ha avuto l’opportunità di lavorare con un gruppo così, i giocatori sono rimasti tutti”.

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