Lamborghini ambasciatrice dell'automobile made in Italy

La «saetta» Siàn, prima ibrida del Toro, costa 2 milioni Si avverte la mancanza della sfida infinita con Ferrari

Piero Evangelisti

Tra i tanti assenti all'IAA 2019 possiamo inserire l'Italia visti i forfait di Fca, al completo, con i marchi Alfa Romeo e Maserati, storicamente molto amati in Germania, e di Ferrari, da decenni vero punto di riferimento dei visitatori di un Salone in ogni angolo del pianeta. Ma a Francoforte manca anche il nostro design, con Pininfarina presente soltanto con Bosch per un progetto comune, ovviamente dedicato all'elettrificazione, e manca, quindi, l'emozione che lo stile italiano sa suscitare e che le tante elettriche, pesantemente condizionate dall'aerodinamica, non riescono a trasmettere.

A rappresentare il tricolore resta Lamborghini, il blasone che costituisce un legame molto forte tra il nostro Paese e la Germania da quando la Casa del Toro, nel 1998, è entrata a far parte del Gruppo Volkswagen attraverso Audi. Anima di quell'acquisto fu Ferdinand Piëch, allora presidente e ceo del colosso tedesco, che intuì le straordinarie potenzialità di Lamborghini, un'azienda da molti anni alla deriva.

Adesso a Sant'Agata Bolognese si producono tre modelli ai quali si aggiungono one-off e tirature limitate come la Siàn FKP37 che ha esordito al Salone, una supercar riservata a soli 63 clienti che hanno già versato nelle casse di Lamborghini 2 milioni di euro (tasse escluse). La sigla FKP37 vuole essere un tributo proprio a Ferdinand Karl Piëch, Classe 1937, scomparso alla fine di agosto di quest'anno.

Siàn, che in dialetto bolognese significa «fulmine, saetta», è la prima ibrida di Lamborghini e utilizza un supercondensatore come booster del poderoso, classico V12, un combinato che porta la potenza massima a 819 cv e a 2,8 l'accelerazione da 0 a 100 orari. La linea è avveniristica, complessa e tormentata, ma è anche ricca di citazioni che richiamano le tante Lamborghini firmate Bertone, bolidi a volte rimasti a livello di prototipo ma sempre capaci di magnetizzare il pubblico di un Salone.

Rispetto al «fulmine» di Sant'Agata, ben altri obiettivi attendono Porsche Taycan, la prima full-electric del brand, una berlina sportiva dalla linea fluida che dovrà conquistare tanti clienti senza l'aiuto del sound tipico dei propulsori termici di Zuffenhausen. I grossi motori elettrici (uno per ogni asse) svolgono egregiamente il loro lavoro visto che la versione Turbo ha una potenza massima di 680 cv e la Turbo S ne vanta 761; la prima dichiara un'autonomia, nel ciclo Wltp, di 450 km che scendono a 412 per la Turbo S. Alla vigilia della presentazione di Taycan si diceva che Elon Musk vedesse nell'elettrica di Stoccarda una pericolosa concorrente delle sue Tesla, ma pensiamo che dopo l'annuncio dei prezzi di Taycan - in Italia, 157mila euro la Turbo, 191mila la S - il tycoon di Palo Alto possa dormire sonni tranquilli.

Nel contesto delle supercar elettriche si sente la mancanza, al Salone, di Ferrari che avrebbe fatto sfracelli con la sua SF90 Stradale da 1.000 cavalli. L'elettrificazione tiene banco anche sullo stand di Bmw, saggiamente meno opulento che in passato, ma non certo meno ricco di novità. La Casa di Monaco, pioniera delle full-electric premium con la i3, presenta già una gamma molto ricca di Phev e punta a schierare 25 modelli elettrificati entro il 2023. Fondamentale, secondo Bmw, sarà poter contare su soluzioni alternative, come le fuel cell a idrogeno che equipaggiano la concept i Hydrogen Next, o il powertrain Phev della Vision M Next da 600 cv. Sarà invece elettrica pura la EQS, sontuoso concept della futura ammiraglia di Mercedes-Benz.

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