Lapadula suona la sveglia a un Diavolo lazzarone

Milan in vantaggio con Suso su omaggio del Palermo poi si addormenta e subisce il pari. Lo salva il vice Bacca

Lapadula suona la sveglia a un Diavolo lazzarone

Un Milan pigro si fa ricco con la panchina e con quel mercato estivo realizzato al risparmio, senza grandi nomi, cogliendo al volo qualche dritta giusta (Pasalic e Mati Fernandez). A rimettere sul podio della classifica i suoi ha provveduto, qualche minuto dopo l'arrivo in campo, Lapadula, che non ha la carriera di Bacca alle spalle e nemmeno i suoi gol distribuiti anche in Europa league, ma una fame e una sete di calcio che gli consentono di risultare decisivo in pochi minuti. Il suo è un tocco forse fortunoso, di tacco, cercato in una mischia, giusto per deviare nell'angolo scoperto l'ennesimo sinistro velenoso del migliore dei berlusconiani, Suso. Il gol è solo l'acuto di questo giovanotto che ha un passato anonimo, partendo dalle giovanili della Juve per finire in Lega pro al Teramo e poi in B al Pescara. A Milanello si è presentato con una serie di acciacchi tali da impedirgli la preparazione canonica. Partito in ritardo eccolo finalmente nella rosa e capace di fare concorrenza a Bacca che è un corpo estraneo rispetto al resto della squadra (da 5 partite a secco). Il colombiano finisce sempre in fuorigioco, non realizza neanche un dribbling e si consuma vagando a caccia di chissà quale giocata. Lapadula invece è un guerriero: rincorre tutti, lotta e si fa sentire dalle sentinelle del Palermo e quando c'è l'angolo giusto si piazza là dove deve esserci per una deviazione vincente.

Al pari di Lapadula, in verità, senza incidere sull'esito della sfida, sono da segnalare anche gli ingressi di Poli (al posto del deludente Kucka) e Mati Fernandez (per dare il cambio al giovane Pasalic): rappresentano una piccola testimonianza di vivacità, capace di contagiare il resto del gruppo, appisolatosi dopo il facile e regalato gol del vantaggio (pasticcio tra il portiere e Aleesami, Suso a porta vuota fa centro). E infatti il ritorno alla vita del Palermo è quasi uno snodo inevitabile visto che De Zerbi, durante la ripresa, nel suo piccolo, ha azzeccato i due cambi (Diamanti e l'interessante baby Lo Fuso) e guadagna a metà frazione il meritato pareggio. Nell'occasione anche Donnarumma, che pure è diventato il ragazzo dei prodigi, commette un errore di grammatica calcistica perché anticipa il tuffo (dalla parte sbagliata) sul tiro di Nestorovski lanciato in area da un prezioso assist di Diamanti, l'unico che sia in grado di dare al Palermo estro e fantasia. Peccato solo che non abbia più la condizione fisica per reggere da cima a fondo.

Per un'ora dunque il Milan si comporta da lazzarone, come quegli studenti che si accontentano di copiare il compito. Invece di cogliere il frutto di questo pomeriggio favorevole se ne sta moscio nella sua metà campo con quel giro-palla che sa tanto di amichevole del giovedì pomeriggio. Locatelli sbaglia una striscia di passaggi, Kucka è quasi irriconoscibile, solo Pasalic e Bonaventura sembrano animati dalla buona volontà. Pochi per reggere l'urto del Palermo risalito nella ripresa a una prestazione più che dignitosa. E qui forse vale la pena aggiungere una chiosa destinata a Zamparini e alla sua nota abitudine di cambiare allenatori. Non è proprio il caso. De Zerbi è uno che ha idee, si comincia a intravedere qualcosa del suo lavoro cominciato in ritardo e procedere a una sostituzione significa perdere altre settimane, disorientare una squadra che è già depressa (per la sesta sconfitta domestica) e insicura.

Con quei 25 punti in panchina, adesso Montella può godersi una sosta preparando il derby del 20 novembre, quando dovrà decidere se partire con Bacca, reduce dal solito viaggio intercontinentale, o puntare su questo combattente della vita e del calcio che si chiama Lapadula. Anche il recupero del migliore Niang può essere un altro contributo per presentarsi alla sfida che conta, l'ultima dell'era Berlusconi, nelle migliori condizioni. Oltre che con una classifica che comincia a luccicare.

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