Qatar 2022

L'Argentina di Messi si aggrappa nel deserto all'anima di Maradona

Spalle al muro, può solo vincere, nei giorni dell'anniversario della morte di Diego

L'Argentina di Messi si aggrappa nel deserto all'anima di Maradona

Nuvole basse nel ritiro all'Università del Qatar dove Messi apre la finestra e non vede sotto neppure uno straccio di tifoso. Mai come ora la faccia triste dell'America, il Brasile vola, l'Albiceleste presuntuosa e senza idee è già al dentro o fuori, non ce n'è una che giri bene, non canta più nessuno.

Arriva il Messico e Leo è solo, si specchia e vede alle sue spalle lo spettro di Maradona scomparso due anni fa in questi giorni ma eterno nella testa di tutti che proprio in Messico celebrò la mano de Dios contro i supponenti inglesi. Leo è sempre più solo e male accompagnato, contro l'Arabia non si è salvato nessuno e ora anche la Federacion, ingrata e irresponsabile, invoca El Pibe, Diego quanto ci manchi. Perfino Diego Schwarzstein il suo medico personale che lo aiutò negli anni giovanili a sconfiggere la disgrazia di un nanismo armonico che lo affliggeva con massicce dosi di ormone della crescita, scarica tutto e gli volta le spalle: «Gli auguro ogni bene ma vorrei che l'Argentina le perdesse tutte altrimenti questo Governo userà le vittorie per autocelebrarsi».

In Argentina la situazione economica è ai limiti, qui siamo dall'altra parte dell'Oceano ma l'onda arriva. Senza aiuto da solo non ce la fa, il fracasso all'esordio ha complicato tutto e il pareggio fra Polonia e Messico ha messo la Seleccion con le spalle al muro, deve solo vincere. Scaloni non sa da quale parte girarsi, dal ritiro filtra la sua intenzione di sbatterne almeno due fuori, secondo lui i principali colpevoli di una esibizione scarsa, lenta e giocata senza cuore. Pagano per tutti Leandro Paredes e Alejandro Papu Gomez ma non è così, nessuna strategia durante la gara, ritmo malinconico, la squadra intera non si è vista. Le critiche in Patria sono inziganti, la stampa si chiede se Scaloni abbia mai visto giocare Dybala e se per caso rimpiange il Cholito Simeone. Paulo lo danno carico, voglia di sfondare, ma le intenzioni del tecnico non lo prevedono, lui e Messi assieme no, uno pesta i piedi all'altro.

Se siano vere queste dichiarazioni si vedrà questa sera, la Seleccion potrebbe uscire dal tunnel del Lusail stravolta. Probabile Lisandro Martinez al posto di Cristian Romero e Marcos Acuna per Nicolas Tagliafico, due che dietro non hanno certo brillato, in mezzo Enzo Fernandez dal primo minuto e Alexis Allister, ma si va ad indovinare e nessuno dei due è Osvaldo Ardiles. Dalla sua parte solo i pronostici, il Messico soffre di una strana sindrome contro le squadre sudamericane, nelle ultime uscite ha perso con Uruguay, Paraguay e Colombia, ci si aggrappa a tutto. Favorito ma neppure così tanto, la vittoria è pagata a sei, una follia che mette voglia ma i bookie sbagliano raramente.

Sensazione generale che dopo aver sottovalutato gli arabi ora l'Argentina giocherà sui nervi e questo è un deterrente capitale in una formazione di primedonne, facili al lamento e alla sceneggiata, si giocherà a strappi, a palla avvelenata, Orsato avrà il suo bel da fare, i messicani mettono ansia anche fuori dal campo, scontri al Al Bidda Park di Doha, pugni, calci e gente al pronto soccorso. Comunque il Toro Lautaro non si tocca come Leo con le gomme sgonfie, per Scaloni due totem e respinge ogni critica ma non ha neppure il coraggio di dire che ha Messi non Maradona. Neppure la sua mano.

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