Lazio da scudetto? Paga la panchina corta

Lotito ha voluto a tutti i costi la ripresa. Ma nessun rinforzo a gennaio

Ci sono treni che se non ci sali poi magari non passano più. Perché l'occasione che capita in un momento, nel calcio come nella vita, un attimo dopo può non capitare più. E così, dopo l'entusiasmo, in casa Lazio è il momento dei rimpianti, dei se, dei però. È bastata la mazzata beccata dalla splendida Atalanta per ridimensionare i biancocelesti e far prendere coscienza a tutti che no, probabilmente la rosa della Lazio non è attrezzata per lottare davvero per lo scudetto. Intendiamoci: una squadra super, protagonista di un torneo fantastico, negli 11 titolari in grado di giocarsela con tutti a testa altissima. Ma, alla lunga, complice anche la sosta causa virus che l'ha danneggiata più che altre, con una rosa non lunga come quella della Juve. Ed è proprio qui che arrivano i rimpianti.

Già perché l'attivissimo Lotito, in prima fila per riprendere a tutti i costi il campionato e in questi anni bravissimo a fare affari d'oro e allestire ottime squadre senza budget principeschi, a gennaio non ha fiutato in pieno l'occasione. Con la Lazio così in alto in classifica, il treno era da prendere al volo. Qualche rinforzo di qualità, magari non di primissimo livello ma utile per puntellare la rosa, sarebbe stato d'obbligo per provarci fino alla fine. E invece niente, immobilismo, nemmeno un tassello in più per Inzaghi. Al contrario di avversari di stessa fascia di classifica e obiettivi simili come Inter, che ha inserito Eriksen, Young e Moses, o Napoli, con Demme, Politano e Lobokta. Poteva bastare quel che c'era? Forse sì, almeno fino all'imprevedibile. Con la pandemia da Covid-19 si è infatti annullato il vantaggio laziale, unica tra le big senza l'impegno di coppa ed energie rivolte soltanto al campionato. Con la Juve distratta dalla Champions, il sorpasso poteva diventare realtà. Adesso, con ripartenza alla pari per tutti, ecco emergere le difficoltà. Sono bastati gli infortuni a giocatori chiave come Lulic e Leiva per far emergere i buchi di organico con sostituti buoni ma non all'altezza. Al contrario di una Juventus che può contare, di fatto, su due squadre quasi equivalenti.

Rimpianti, rimorsi ma ancora qualche speranza. E così stasera in campo per cercare di non perdere del tutto la scia della Signora, contro una Fiorentina che non sa più vincere ma che nel post pandemia ha ritrovato un Ribery tirato a lucido anche se mancherà Chiesa squalificato. Un minimo di turn over per Inzaghi (più di tanto non si può fare), tipo Caicedo in avanti con Immobile e Correa a riposo, e la voglia di giocarsela fino alla fine per non aver rimpianti. Almeno dal punto di vista del gioco, quello per cui nessuno potrà mai rimproverarlo. Perché dietro alla sua scrivania, l'attivissimo Lotito, rischia davvero di masticare amaro con un piatto pieno di se e di ma.

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Commenti

baio57

Sab, 27/06/2020 - 17:58

Vero,l'Atalanta viceversa ha la panchina lunga.....