Milano, 3 maggio, è qui la festa, l'Inter è campione d'Italia, a tre giornate dal termine, per troppa grazia ricevuta dalle modeste o sciagurate partite delle sue presunte e presuntuose concorrenti, Napoli e Milan. Ventunesimo scudetto conquistato senza mai un vero dubbio, per potenza e prepotenza, a premiare la solidità del gruppo, con la prospettiva di completare il momento magico con la coppa Italia, un mercato perfetto e una dirigenza compatta che ora deve affrontare il vociare fastidioso di un'inchiesta nebbiosa. Giorno comunque pieno di orgoglio per il popolo nerazzurro soprattutto perché i coinquilini del Meazza le hanno buscate e malissimo a Reggio Emilia, il Sassuolo è il gatto nero di Allegri, poche scuse, niente alibi, nemmeno l'espulsione di Tomori può giustificare la pochezza del gioco e i limiti caratteriali di una squadra che un tempo era simbolo di potere, in campo e fuori, doti ormai smarrite per lasciare il posto ad un grigiume mortificante. Ma a far respirare il Milan ha pensato la Juventus alla quale è riuscita l'impresa carnevalesca di pareggiare in casa contro il Verona già retrocesso, prestazione confusionaria della squadra di Spalletti che ha inspiegabilmente ritardato i cambi e ha buttato via l'occasione di agganciare i rossoneri, complicandosi la vita per la Champions. È l'occasione giusta per la Roma che può sorpassare il Como, avvicinarsi ai bianconeri se stasera, sollecitata proprio dai risultati negativi di Fabregas e Spalletti, batterà la Fiorentina.
Tre partite alla fine, il calendario mette in programma due derby, quello della capitale e l'altro, a Torino. Come si dice in questi casi, per comodità di pensiero, può succedere di tutto e, al tempo stesso, proprio nulla. Totale: sotto il primato dell'Inter c'è il deserto totale del football italiano.