L'andata della semifinale di Coppa Italia da giocare 3 giorni prima del derby che potrebbe chiudere la corsa scudetto o riaprirla definitivamente non può non essere portatrice sana di rischi. E questo Chivu può non ammetterlo pubblicamente, come ha fatto dopo avere eliminato il Torino, sbottando in risposta a una domanda innocente e per nulla provocatoria ("si arriva in semifinale e c'è una critica? Allora io non capisco più un caz... di calcio"), ma intimamente sa che è così, perché al netto di una partita in più (il ritorno sarà poi 45 giorni dopo, perché proprio non c'è verso di riuscire a fare calendari regolari), cioè più fatica e più rischio infortuni, cosa significherebbe dal punto di vista emotivo arrivare al derby dopo un brutto risultato contro Napoli o Como?
Perché poi Chivu potrebbe decidere anche il 3 marzo (data presunta) di schierare 10 o 11 riserve, ma difficilmente troverebbe nelle squadre di Conte o di Fabregas avversari morbidi come il Torino fu Toro (un'altra stagione virtualmente chiusa con 4 mesi di anticipo). Per cui, presumibilmente, in semifinale le rotazioni saranno minori. E maggiori i titolari a rischio. Rispetto a un anno fa, già ci sono 2 partite in più per l'uscita dal G8 di Champions. Il Bodo Glimt è avversario ampiamente alla porta dell'Inter negli spareggi Champions, ma di nuovo si tratta di giocare, viaggiare, non allenarsi, riposare di meno.
Vero è che non facendo proclami ("siamo ambiziosi, ma non parlo di scudetto o di triplete, noi vogliamo essere la miglior versione di noi stessi"), Chivu rischia qualche meme social in meno di quelli raccolti da Inzaghi, ma soprattutto la sua convinzione e il suo ottimismo poggiano su una squadra che sa più forte di quella di un anno fa, non solo in attacco, e che
presto recupererà anche i primi infortunati (Barella e Calhanoglu potrebbero già vedersi sabato 14 contro la Juventus, almeno part-time). E così, allora, la semifinale di Coppa Italia da zavorra può trasformarsi in trampolino.