L'Italia targata Sassuolo. Locatelli "riscopre" il bello della provincia

Il centrocampista dall'illusione con il Milan alla rinascita. E ora diventa grande in azzurro

L'Italia targata Sassuolo. Locatelli "riscopre" il bello della provincia

Probabilmente al Milan qualcuno si starà mangiando le mani, così come a qualcun altro tra Napoli e Parigi ogni tanto fischieranno le orecchie. L'esplosione di Manuel Locatelli rischia di diventare un grande rimpianto per il club rossonero, che l'ha scaricato a cuor leggero 3 anni fa al Sassuolo. Una cessione da 12 milioni di euro conclusa da Leonardo e avallata da Gattuso, che l'aveva relegato tra le riserve. Trentadue mesi dopo l'Architetto, come è soprannominato il calciatore di Galbiate, si è preso la Nazionale e imposto in Emilia come uno dei migliori centrocampisti della Serie A. Il golazo segnato in Bulgaria domenica (il primo in maglia azzurra) è soltanto l'ultima magia del Loca, il cui talento ha stregato mezza Europa. Atletico Madrid e Borussia Dortmund lo seguono da mesi, ma in pole c'è la Juventus. I bianconeri avevano offerto 25 milioni (respinti) un anno fa e sono pronti a tornare alla carica. Questa volta per chiudere: il Sassuolo chiede 40 milioni, ma Paratici punta ad abbassare i costi mediante una contropartita (in ballo Fagioli e Frabotta). Per Manuel pronti 5 anni di contratto a 2,5 milioni annui di base fissa più ricchi bonus.

Il giocatore ideale per rilanciare la mediana bianconera sia da mezzala sinistra (il suo ruolo preferito fin da quando giocava all'oratorio di Pescate) sia da regista, dove lo spostò Brocchi ai tempi della Primavera del Milan. Nel 2009 Bianchessi e Galli lo strapparono all'Atalanta, che l'aveva scovato all'età di 8 anni. Personalità da vendere: tanto da segnare in un torneo giovanile nonostante un braccio rotto. Tra i primi a credere in lui un certo Silvio Berlusconi, che nel 2015 (prima ancora che debuttasse) gli vaticinò un luminoso futuro: «Abbiamo fra i giovani un ragazzo straordinario, si chiama Locatelli e spero possa essere un grande regista». Ci aveva visto lungo l'attuale patron del Monza. Locatelli come tutti i giovani doveva solo essere aspettato, dopo i lampi accecanti degli inizi milanisti (gol a Sassuolo e Juve, forse un segno del destino...) si era infatti immalinconito in panca con Gattuso. La cessione al Sassuolo aveva il retrogusto della bocciatura e invece in neroverde il Loca ha trovato chi ha creduto ciecamente in lui: Roberto De Zerbi.

Il resto è storia di oggi: prestazioni sontuose e un posto al sole in Nazionale, dove il clan Sassuolo sta aiutando il Ct a scrivere la storia (gli emiliani sono il club che ha mandato in gol più giocatori nel ciclo del Mancio: Locatelli, Caputo, Berardi più Sensi nel 2019). Locatelli ma non solo: Mancini in azzurro sta, infatti, rigenerando tanti talenti troppo presto scartati (e ora rimpianti...) dalla big. È il caso di Florenzi (rinato al PSG dopo l'addio alla Roma), ma anche di Kean (esploso in Francia dopo gli inizi alla Juve). Senza dimenticare quel Berardi che ha sfiorato più volte il salto in una grande. L'Italia oggi è il suo top team.

Intanto il ct perde i pezzi: Florenzi e Verratti, non al meglio, sono tornati a Parigi mentre Grifo è rientrato in Germania per le norme anti-Covid tedesche.

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