Lukaku, Fenomeno a metà e l'Inter torna pazza. Fa festa ancora il Siviglia

Il belga eguaglia Ronaldo, poi una sua deviazionegela i nerazzurri spenti. I cambi di Conte tardivi

Il Siviglia non abdica. La regina europea di questo torneo si conferma spietata quando arriva in fondo alla vecchia coppa Uefa. Gli spagnoli si portano a casa la sesta Europa league in 14 anni, la quarta dal 2014. Anche l'Inter finisce la sua corsa davanti a questo incredibile fenomeno del calcio moderno, ma scopre tutti i suoi limiti non appena si alza l'asticella del livello degli avversari. Conte non riesce a rinnovare le meraviglie delle ultime uscite, dà fiducia alla squadra che l'ha portato in finale, ma scopre la serata storta del suo fenomeno Lukaku (che si mangia un gol colossale e firma persino l'autogol decisivo) oltre all'impalpabilità di Lautaro Martinez. Senza l'apporto dei suoi gemelli del gol, la strada è tutta in salita. Addio sogni di gloria, addio sogni di Zhang. E chissà cosa ne penserà Messi...

L'Inter parte come contro lo Shakhtar, lasciando fare la partita alla controparte. E come nel più classico copione del gioco all'italiana va a infilare gli spagnoli in contropiede. Palla a Lukaku e il Siviglia scopre subito il suo tallone d'Achille, ovvero i centrali difensivi. Diego Carlos (specialista nel fare danni, già tre penalty causati in questa Europa league) rincorre goffamente il bomber belga, aspetta che entri in area e lo stende. Romelu si prende il rigore e lo trasforma, gol stagionale numero 34, come fece Ronaldo il fenomeno, ma inutile.

Il Siviglia infatti non è lo Shalhtar e riprende il filo del gioco mettendo sotto i nerazzurri, costruendo il suo gioco attorno all'ex di turno Ever Banega, e ribaltando la situazione con l'uomo che non doveva nemmeno giocare, quel Luuk De Jong preferito all'ultimo da Lopetegui al marocchino En Nesyri. L'olandese prima vola con precisione di testa su un traversone calibrato dell'inesauribile Jesus Navas, anticipando Godin, poi raddoppia sempre di testa con un perfetto colpo in diagonale.

Il ribaltone potrebbe stendere chiunque, come lo fu con il Manchester United in semifinale, ma l'Inter che non riesce a costruire più di tanto si aggrappa ai suoi talismani, agli uomini di peso. E dopo Lukaku è Diego Godin, su punizione di Brozovic, a tirar fuori dal cilindro il colpo di testa che è la sua specialità sotto la porta avversaria, un colpo di classe che sigillò ad esempio l'ultimo scudetto dell'Atletico, ma che ricorderanno bene anche Buffon, Prandelli e tutti gli azzurri rispediti a casa dai mondiali brasiliani del '14 proprio da questo combattente di lungo corso.

Conte è più agitato del solito (se possibile) e va a prendersi un'ammonizione per un inutile battibecco con Banega. Ma nell'intervallo riesce almeno a svegliare la squadra. Nel secondo tempo è un'altra Inter, ma è vero anche che cala il ritmo. Il Siviglia imbriglia comunque i nerazzurri, finché da un ennesimo calcio di punizione (quanti falli degli interisti) la palla si impenna in area ed esalta il coraggio di Diego Carlos e la nemesi del calcio: l'uomo che aveva aperto la partita stendendo goffamente Lukaku, spolvera una rovesciata da centravanti di razza sulla quale stavolta è goffo proprio Lukaku che mette il piedone e infila il povero Handanovic.

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