Lukaku sblocca l'Inter e fa respirare Conte prima dell'euro esame

Il solito belga apre, D'Ambrosio chiude il match. Ora testa allo Shakthar, già snodo Champions

Solo e sempre Lukaku: segna il quinto gol del suo campionato, il settimo di stagione (sono 10 contando il Belgio) ed evita all'Inter una domenica di guai e cattivi pensieri. Un gol bello, possente, da centravanti vero, mai sufficientemente applaudito. Genoa battuto 0-2: risultato giusto, non semplice, reso più rotondo nel finale da una testata di D'Ambrosio. Per la prima volta, Handanovic non subisce gol e forse questa insieme ai 3 punti - è una delle 3 notizie più belle della serata genovese. L'altra è l'inserimento di Matteo Darmian, arrivato nel gruppo all'ultimo giorno, ma destinato a un ruolo importante in stagione. Gioca prima a destra (bene) e poi a sinistra (meglio): troppo facile pensare che presto prenderà il posto fin qui di Perisic.

Formazioni ancora pesantemente condizionate dal Covid, cui Conte somma un po' di indispensabile turnover in vista della seconda sfida di Champions, martedì a Donetz. Così De Vrij e Barella partono in panchina, rispettivamente per Ranocchia e Brozovic. Barella entrerà dopo un'ora, dando alla squadra la spinta giusta e a Lukaku il pallone per la vittoria.

Genoa più che prudente, qui il Covid ha colpito duro: Maran aspetta e difende a 5, senza nemmeno mascherarsi a 3, come fanno quasi tutte le squadre. In questo modo, Darmian e Perisic possono fare ciò che a loro riesce meglio, attaccare, e per un tempo gli esterni nerazzurri sono più bravi dei loro compagni che giocano in mezzo. Lukaku e Martinez sono infatti braccati, anticipati, sostanzialmente annullati dai difensori del Genoa, nonostante i molti palloni anche interessanti che arrivano dai lati. Lukaku rialzerà la testa, col gol ma non solo, Martinez resterà anonimo e nervoso fino alla sostituzione: la rabbia mostrata sedendo in panchina sembra la confessione per una serata-no più che la contestazione alla scelta dell'allenatore.

Forse ingolosito da un avversario che per un tempo gli ha fatto meno del solletico, Maran a inizio secondo tempo chiede alla squadra di alzarsi: più pressing e più spinta, anche grazie all'ingresso di Luca Pellegrini. E come spesso in questi casi accade, finisce per pagare. Conte (curiosamente in tuta) aspetta l'ora per inserire il doppio turbo: l'Hakimi ritrovato («la Uefa un'altra volta sia più precisa», chiede Marotta) e il Barella risparmiato. Il sardo rileva Eriksen, che non aveva sfigurato, ma nemmeno inciso. Al momento resta un elemento di contorno in un organico che ha pedine con meno medaglie sul petto ma più utilità nei piedi. «Basta parlare sempre di lui», chiosa Conte. Tra le cose positive anche il recupero a tempo pieno di Bastoni e quello part-time di Nainggolan. Non è un caso che Conte sia tornato a fare tutte le 5 sostituzioni disponibili (primo gettone stagionale anche per l'ex baby Pinamonti).

Insomma, chiara e meritata la vittoria dell'Inter, che ora può pensare allo Shakhtar senza ulteriori affanni o distrazioni. Partita difficile, certo più di questa, contro un avversario che ha già vinto a Madrid e dispone di fatto di un match-ball alla seconda partita.

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Commenti

COSIMODEBARI

Dom, 25/10/2020 - 10:33

Eriksen ormai è poco più di una nullità come personalità in mezzo al campo, passaggini di un paio di metri e niente più. Fa persino sembrare Gagliardini un gigante in quel ruolo. Poi finalmente si spera che Conte abbia capito che il vecchio Ranocchia è il sostituto naturale del centrale olandese, oggi assente, e non Kolarov o oltre alchimie varie. Darmian solo per gli stupidi era un acquisto inutile, nonostante abbia una grande esperienza internazionale, oggi è il nuovo Brehme