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Il tempo non perdona

Mai successo in 19 edizioni romane: Djokovic fuori al primo turno rimontato da Prizmic (classe 2005) Arnaldi ok. E oggi tocca a re Sinner

Il tempo non perdona
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Tanto tuonò che poi a Roma cadde Novak Djokovic. Trentanove anni e sentirli tutti, perché non basta sparire da Indian Wells per preservarsi verso Parigi, se poi il corpo non è più quello di una volta e ti trovi a che fare con la GenZ. Il serbo dura un set, in evidente difficoltà fisica, poi il croato Dino Prizmic esce con tutta la sua giovinezza (è del 2005) e rimonta con lo stesso piglio che Nole aveva quando ha cominciato a infilarsi nel duello tra Federer e Nadal. D'altronde è la storia del tennis, la ruota del tempo gira sempre: e così il 2-6, 6-2, 6-4 finale potrebbe aver segnato l'ultima volta al Foro Italico di chi lo ha vinto sei volte. Di sicuro è record, in diciannove apparizioni agli Internazionali Djokovic non era mai uscito alla prima partita: "Ma non ho giocato così male: ho lottato. Ora andrò dritto al Roland Garros, spero di stare bene lì". Comunque è uscito da campione: con un bel sorriso abbracciando il giovane rivale (che sulla telecamera ha poi scritto "Nole, è stato un piacere") e firmando autografi ai bambini.

Non c'è più, insomma, un tetto sotto il quale rifugiarsi. Metaforicamente per lui, fisicamente per la Capitale: ci sarà, speriamo, dal 2028, ma per ora basta il primo temporale e il programma è stravolto. Per fortuna Matteo Arnaldi aveva già battuto De Minaur in tre set, primo Top 10 sconfitto dopo l'infortunio al piede e il lento recupero: a proposito di GenZ ora incontrerà Jodar, mentre stasera tocca a Sinner (ore 19 contro Ofner). Intanto il tennis italiano continua a macinare successi: per esempio c'è il record di biglietti venduti (ieri più di 40mila) e la conferma che l'Italia avrà presto un nuovo Atp 250 dal 2028, al Nord, probabilmente a Milano, quasi certamente sull'erba prima di Wimbledon.

La conferma è del presidente Fitp Angelo Binaghi dopo il finanziamento per 10 milioni concesso dall'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, e sarà un bel vedere. La tempesta, invece, resta sulla questione russa: il Cio ha aperto a un ritorno a pieno titolo degli sportivi bielorussi, la federtennis internazionale ha fatto sapere che non se ne parla. Seguiranno fulmini.

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