Milan, aspettando Ibra c'è la grana Gigio. "Siamo preoccupati"

Lo ammette Maldini: "Abbiamo aspettato troppo per il rinnovo". Ottimisti sullo svedese

Ivan Gazidis ne ha fatta di strada. Non è ancora padrone dell'italiano («tra sei mesi sarò pronto» la promessa) ed è costretto, per esprimere concetti impegnativi, a ricorrere al più fluido inglese ma nella sua testa e in quella di Elliott prima versione, ha compiuto una inversione di rotta di grande rilievo. Nel disegnare il prossimo Milan, stretto tra i vincoli del ffp e i mancati guadagni da Covid-19, ha garantito «un mix giusto tra gioventù ed esperienza», la formula invocata da Boban e Maldini nei mesi passati e adesso passata ufficialmente dopo la rinuncia a Rangnick. Sullo sfondo ha continuato a inseguire il traguardo «dell'equilibrio finanziario virtuoso e sostenibile» la cui costruzione dello stadio nuovo è pilastro fondamentale ma come si sa, trattasi di una formula politicamente corretta, musica per le orecchie dell'Uefa, un tantino astratta. È vero: nell'Europa calcistica che conta persino chi ha speso negli anni recenti una fortuna, rincorrendo le più ambite figurine (Psg uguale 1,2 miliardi di euro) non è riuscito a vincere la coppa dalle grandi orecchie ma con i grandi investimenti e le scelte mirate si costruiscono i cicli vincenti.

Nel Milan dal mix giusto c'è dunque posto per l'ex insolente Zlatan Ibrahimovic. «Stiamo facendo tutto il possibile» la dichiarazione di Gazidis impreziosita dalle parole di Paolo Maldini («è la nostra priorità, vogliamo chiudere in tempi stretti, abbiamo però un piano b,c, e d») che lasciano immaginare un'accelerazione lungo l'asse Milano-Stoccolma passando da Montecarlo (residenza fiscale di Mino Raiola). Ecco allora la strategia declinata con realismo: zero grandi colpi, «per non illudere i tifosi» (dixit Paolo Maldini), piuttosto interventi mirati su una rosa che «ha buone basi per il futuro dopo i 9 arrivi degli ultimi due mercati». Ed è proprio qui che è maturato il secondo cambiamento di registro calcistico.

Massara, il ds, ha aperto a rinforzi in centrocampo (Bakayoko l'obiettivo) e chiuso invece la porta alla cessione di Calabria, immaginata per incrementare le plus valenze. Deve ancora bruciare l'esperienza negativa di Manuel Locatelli, ceduto al Sassuolo per 18 milioni, rilanciato da De Zerbi fino a raggiungere la Nazionale di Mancini e a entrare nei piani di Pirlo per la Juve. «Calabria non è in vendita» l'assicurazione (smentito l'interesse a Aurier) che porta dritti dritti all'altra spina nel fianco del Milan attuale, Gigio Donnarumma. Paolo Maldini è stato, sull'argomento, sincero fino al punto di ammettere l'errore commesso nei mesi precedenti. «Lui vuole restare - ha chiarito, ed è un punto a favore del rinnovo - siamo pronti a fare un'offerta adeguata al suo valore ma sono preoccupato perché siamo arrivati all'ultimo anno di contratto». E quest'ultimo è il punto a favore di Raiola. Il volpone ha preteso di separare le trattative tra Ibra e Gigio così da guadagnare altre settimane, magari qualche mese. Da gennaio 2021, regolamento alla mano, Donnarumma sarebbe libero di promettersi al più generoso dei suoi pretendenti. Anche per questo il Milan ha deciso di anticipare i tempi con Rebic e di discutere il riscatto prima della naturale scadenza del prestito (tra un anno) che metterebbe i tedeschi di Francoforte (più la Fiorentina terza interessata) in posizione di vantaggio. La scelta di valorizzare il prodotto del vivaio non è riferita solo a Calabria. Anche Daniel Maldini e Lorenzo Colombo, gli ultimi arrivati alla corte di Pioli, rimarranno a Milanello. Previsto lo stage in serie B solo per Brescianini. Più che un ripensamento, magari sotto la spinta emotiva del caso Coman che fu lasciato partire dal Psg e l'ha castigato in finale a Lisbona, sembra proprio una inversione a U.

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Commenti
Ritratto di mauriziogiuntoli

mauriziogiuntoli

Mer, 26/08/2020 - 11:54

Il Milan ha tre problemi, Ibra, Donnarumma e Raiola. Ibra sta facendo il dirigente, considerino bene se farglielo fare. Donnarumma non può guadagnare quelle cifre, impedisce di fare una squadra vera. E una squadra non si può fare con la collaborazione di Raiola e quelli come lui.

rocchetti

Mer, 26/08/2020 - 15:37

Donnarumma non vale lo stipendio che prende, è un buon portiere ma niente di più; con i piedi è una schiappa, quando ha la palla e deve rimetterla in gioco mi fa sempre una gran paura, anche lui a volte incappa in giornate NO e di papere ne fa tante come gli altri portieri e forse anche qualcosina di più; certamente non vale 5 milioni di euro netti a stagione e al ricatto di Raiola che ha obbligato il Milan ad assumere anche il fratello io non mi sarei piegato; Milan se te lo pagano bene vendilo, portieri buoni che costano meno ce ne sono molti.