Il Milan "bambino" e la "vecchia" Inter. Gli opposti da scudetto

Età media di 22 anni per i rossoneri con la Samp. L'esperienza dei nerazzurri per vincere subito

Il vecchio e il bambino. Qui non c'entra Francesco Guccini con la sua chitarra e quei versi che facevano così: «il vecchio e il bambino si presero per mano e andarono incontro alla sera». Qui c'entrano Milan e Inter, la squadra più giovane del torneo e quella più stagionata: quasi a braccetto marciano per la prima volta a pochi metri di distanza l'uno dall'altro verso un futuro ancora tutto da scoprire. Che il primato di Milano calcistica si celebri nel giorno di Sant'Ambrogio è una di quelle coincidenze che fanno pensare. Che poi Pioli e Conte, oltre che i rispettivi azionisti, e cioè Suning e d Elliott, lavorino secondo direttrici quasi opposte sul fronte anagrafico è più di una curiosità e conferma le due diverse strategie.

Il Milan ha fatto da tempo una scelta che sembrava quasi ideologica (solo giovani di talento da valorizzare e rivendere) e che è stata poi corretta e temperata dall'arrivo di Ibra, Kjaer e Rebic i quali rientrano perfettamente nell'area degli esperti, insomma il mix giusto col quale bisogna disegnare una squadra di calcio dalle ambizioni mai dichiarate ma dalla storia che pesa. Hauge, Saelemaekers, B. Diaz, Tonali, Kalulu sono tutti esponenti della nuova generazione che sta seminando risultati inaspettati. Naturalmente col contributo decisivo di Ibra e soci, di Kessie un giovane vecchio. L'Inter ha preso un indirizzo quasi opposto. Perché l'arrivo di Antonio Conte ad Appiano Gentile ha coinciso con un proposito dichiarato nelle scelte: provare a vincere subito. Obiettivo già sfiorato, nell'agosto scorso, durante la finale di Europa league.

Perciò non deve sorprendere se nella lista degli arrivi di casa Zhang sono stati iscritti, a parte Hakimi, collaudati esponenti come Vidal e Kolarov, raggiunti per fine prestito da Perisic e Nainggolan più Darmian che appartengono alla stessa categoria, anagrafica e calcistica, niente da scoprire, spirito e talento da smerigliare. A dire il vero la differenza è ancora più vistosa in materia di età media della rosa. L'Inter è ferma a 28,4 anni, col Bologna è salita a 28,6 mentre il Milan da 25 anni di età media è sceso a 22,10 nello schieramento del primo tempo di Marassi (per via dell'assenza di Ibra e Kjaer). C'è un altro significativo record che a Milanello sventolano con legittimo orgoglio: i 3 reduci dal settore giovanile (Donnarumma, Calabria e Gabbia) schierati nel primo tempo contro la Samp sono il fiore all'occhiello ma anche l'eredità dichiarata della gestione Berlusconi-Galliani, trascurando la cessione (affrettata) avvenuta nei precedenti anni di Locatelli. Antonio Conte, dalle sue parti, può celebrare la valorizzazione di Lukaku, Lautaro, Barella e il lancio di Bastoni, gli architravi del suo schieramento alle prese con la missione impossibile di qualificarsi in Champions e l'inseguimento dichiarato al Milan. I conti giusti si faranno tra qualche mese. Nel frattempo il bambino Milan rientrato da Genova domenica notte in un clima da gita scolastica deve risparmiare energie (a Praga darà libero sfogo alla panchina) per non fermarsi con l'altro record: da 30 partite va sempre in gol, l'ultimo 0 a 0, a gennaio contro la Samp di Ranieri e debutto di Ibra. Non proprio un caso.

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