Milan, piccoli passi per andare lontano

Parlare di scudetto solo come stimolo, ma l'ambizione è puntare in alto

Ibra non recupera, scalda il motore per domenica col Sassuolo, forse insieme con Kjaer, l'altro leader silenzioso. Ibra non gioca e se Maran tira un sospiro di sollievo invitando i suoi «ad avere coraggio e compattezza», quelli del Milan non possono cavarsela con la teoria «del punto guadagnato invece dei due persi» avanzata da Pioli domenica notte e condivisa da molti critici nelle ore successive. Perché adesso le distanze scavate rispetto alle inseguitrici sono diventate un solo passo e basta un altro passo falso per farsi raggiungere e andare nel panico prima di Sassuolo e Lazio. Perciò Ibra continua a fare lo strizzacervelli del suo Milan anche quando non è in grado di presentarsi in campo. Prendete ad esempio l'ultimo intervento del Gulliver svedese ai margini della premiazione di lunedì sera. Continua a ripetere un mantra: «Il Milan deve avere il coraggio di sognare anche lo scudetto». Non lo fa per mettere pressione ai suoi che, a mal partito per una striscia di infortuni e indisposizioni, devono recuperare una serie di requisiti indispensabili per restare al comando della classifica almeno fino a Natale.

L'elenco, stringato, è il seguente: 1) partenza determinata e non invece molle come contro il Parma, causa diretta del primo gol subito; 2) ritrovare i gol di Rebic assente dal tabellino da troppo tempo anche se il ruolo di vice-Ibra non gli si confa; 3) non pagare pegno con qualche debuttante costretto agli straordinari, Kalulu dopo la prima promettente esibizione; 4) lucidare il talento di Leao, scelto questa volta per partire titolare a sinistra, che dovrebbe essere la sua pista preferita. Anche i ricambi in panchina sono contati. Saelemaekers, per esempio, non è ancora al meglio ed è per questo motivo che Pioli gli preferisce Castillejo, Tonali deve giocare in pianta stabile al fianco di Kessiè per l'assenza prolungata di Bennacer fino al 23 dicembre. Ibra sferza i suoi e alza l'asticella perché si comporta proprio come quel precettore che chiede ai suoi allievi di puntare al 10 in pagella per ottenere il 7 o l'8 che sarebbe un gran bel voto.

Da promozione garantita. Già perché come insegna Paolo Maldini, domenica sera, prima del Parma, non è lo scudetto l'obiettivo primario del Milan, ben sapendo che il gruppo non è ancora pronto per un tale salto. «Noi guardiamo alla distanza dalle squadre che stanno dietro le prime quattro» è la riflessione di Paolo Maldini. Poi, se a marzo-aprile, il Milan dovesse resistere alle vertigini, allora sarà possibile inseguire il traguardo tricolore.

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