Milan, vincere subito per aprire un ciclo. Pioli: "Penultima salita"

Il tecnico tra presente e futuro: "Si semina e si raccoglie". Oggi potrebbe essere già campione

Milan, vincere subito per aprire un ciclo. Pioli: "Penultima salita"

Milano. La definizione fu di Pep Guardiola prima di affrontare l'Atalanta in Champions nell'inverno scorso. Spiegò ai media inglesi: «Giocare contro l'Atalanta del Gasp è come andare dal dentista». Rifatta la stessa domanda a Stefano Pioli, il tecnico rossonero pare cadere dalle nuvole. «In verità ho appena finito un lavoro dal dentista» informa perplesso. Lui, da ciclista innamorato, preferisce sempre la metafora delle montagne da scalare, delle vette da guadagnare. «Ne abbiamo pedalate 4, ci tocca la penultima» continua a ripetere nella convinzione che non si colgono cedimenti sia pure giustificati da numeri che dipingono uno scenario complicato.

Già perché l'Atalanta - ecco qui la trappola - è la seconda, dietro il Milan, per punti conquistati in viaggio: 40 addirittura sui 59 collezionati fin qui. Non fa eccezione nemmeno San Siro. Sciolti e disinvolti furono gli ultimi due passaggi bergamaschi di Pioli (due successi su due), mentre proprio a San Siro ha patito i dolori tipici della poltrona da dentista. Dal 2014, la bellezza di otto anni addirittura, il Milan non vince (ultimo eversore con Allegri in panchina il mitico Kakà più Cristante esordiente) nel suo stadio. Capita l'antifona, Pioli è pronto a spiegare: «Se c'è una squadra che non cambia tra casa e fuori è proprio l'Atalanta. Ma il calcio a volte è strano, basta vedere proprio i risultati dell'Atalanta quest'anno. Anche se mi aspetto cose diverse da Gasp, sarà una partita tra squadre che vogliono offendere, l'intensità e la qualità faranno la differenza».

A dire il vero questa sfida non è nemmeno, come ripete espressamente l'interessato, la chiusura del cerchio seguito al durissimo 0 a 5 di fine dicembre 2019. «Quella sconfitta umiliante ci era servita per capire tante cose ma non dobbiamo cambiare la nostra mentalità» è la tesi di Pioli che forse, sotto sotto, medita di aprire semmai un ciclo poiché questo Milan - al contrario del Milan di Zaccheroni del 1999 con il quale si sprecano in queste ore i paragoni - è molto più giovane, ha molti più margini di miglioramento davanti, con pochi, mirati ritocchi può salire altri scalini. «Dobbiamo raccogliere quel che abbiamo seminato» è la sintesi perfetta di tutto il Milan circondato dall'affetto del suo popolo: 75mila, forse anche più a San Siro, ieri in 500 a Milanello dinanzi ai cancelli e altrettanti da ieri sera dinanzi all'albergo che li ospita tutte le volte che si gioca alle 18. Non è neanche il tempo di pensare all'altra scadenza, l'ultima apparizione di Ibra a San Siro. «Non credo, non lo so, mi auguro di no perché Ibra è un calciatore con la c maiuscola» l'attestato per lo svedese che oggi può giocare il finale, 10-15 minuti.

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