La Milano-Sanremo ora è terra di canguri Se l'aggiudica Gerrans

Dopo Goss trionfa un altro australiano. Nibali, 3°, ci prova. Ma c'è chi lo critica dicendo che ha sbagliato strategia. Disastro Cavendish. Gli italiani non vincono classiche dal 2008

La Milano-Sanremo  ora è terra di canguri Se l'aggiudica Gerrans

nostro inviato a Sanremo

Sta diventando un classico nella classica: alla fine c'è sempre un australiano che sale sul podio, ascolta il suo inno, quindi scende sgranando due occhi a palla, come bimbo in gelateria: «Incredibile, non ci posso credere, non può essere vero».

L'anno scorso Goss, quest'anno Gerrans. Nei secoli precedenti, mai il continente degli aborigeni aveva vinto, e neppure sognato di vincere, qualcosa di leggendario come la Milano-Sanremo. Imparato come si fa, sembrano seriamente orientati a non smettere più. Variano pure sul tema: l'anno scorso dominando lo sprint, quest'anno regolando un trio di temerari. Complimenti allora all'Australia, che nel ciclismo è come la Cina in economia: il suo tasso di crescita negli ultimi anni mette spavento.

Dal terzo mondo ai vertici mondiali nel giro di un amen. E anche in questo caso, succhiando tanto know-how proprio al Made in Italy. Ad un certo punto della storia, diciamo fine anni Novanta, l'Australia decide di fare sul serio in bicicletta, visto il boom di praticanti negli sconfinati spazi del proprio territorio. Dove imparare, dove copiare? Eccoli arrivare qui, dove l'arte è secolare, per impiantare cicloambasciate in cui istruire i giovani e avviarli al mestiere. Operazione perfetta. Adesso gli imitatori sono meglio degli originali: loro mettono in saccoccia le ultime due Sanremo e l'ultimo Tour (Evans, per chi si fosse distratto, è pure lui australiano svezzato in Italia), noi non vinciamo una grande classica dall'ottobre 2008 (Cunego, Giro di Lombardia).

L'ultimissimo colpo dell'Australian Made in Italy, questo trionfo di Gerrans, 31enne di Melbourne, è anche un colpo d'ingegno. Nessuno che possa rinfacciargli niente. È lui il più pronto a buttarsi sulla ruota di Nibali nell'attesissimo attacco sul Poggio, è lui a restare poi incollato sulla ruota del ciclone umano chiamato Cancellara, è lui che al momento dell'epilogo, proprio quando da dietro stanno rinvenendo i velocisti, piazza lo scatto fatale, portandosi a casa la sua «incredible victory!».

Forse è normale che a Sanremo sboccino i Gerrans: ma chiedo subito scusa per la battuta criminale e provo invece a dire che così normale non dovrebbe essere, se soltanto Cavendish, campione del mondo e superfavorito, non sbroccasse a cinquanta chilometri dall'arrivo, dopo essersi staccato molto prima. Fallimento totale e bocciatura epica: a livello di pagella, dopo tanti 10, stavolta non è più di 1,5.

Liberi dal temuto despota, è così che gli avversari vanno al libero finale. Fantasia al potere. E l'epilogo lo dimostra apertamente: non è volatona di gruppo, è fuga sul filo dei secondi, dei pochi che il Poggio può elargire. E proprio su questo finale, adesso, la solita Italietta piagnona e dietrologa, masochista e avvelenata, imbastisce il suo solito processo a base di se e di ma.

Sul banco dell'accusa, ma tu pensa l'acume, proprio Nibali, il nostro puledro coraggioso, che un attacco sul Poggio aveva promesso e un attacco sul Poggio puntualmente assesta, per la cronaca unico attacco serio in trecento chilometri e sette ore di corsa. È lui che va via a un chilometro dallo scollinamento, è lui che smuove Gerrans e Cancellara, è lui che poi arriva comunque sul podio (per l'Italia d'oggi, grasso che cola). «Ci ho provato: speravo che nel finale Cancellara rifiatasse un attimo, per partire in contropiede. Ma quello oggi ha fatto l'inferno fino al traguardo. Niente da fare. Appuntamento alla prossima».

Sostiene l'accusa: eliminato Cavendish, Nibali doveva starsene buono sul Poggio, lasciando che poi fosse il talentuoso compagno Sagan, slovacco dipinto da tutti come un nuovo Merckx, a vincere lo sprint. Però: quanta saggezza. Dopo. Schiacciato da questa saggezza, Nibali dovrebbe ora sentirsi in colpa per essersi spolmonato nell'unico attacco della Sanremo 2012…

Dia retta, il grande Vincenzo: si tenga stretta questa bella Sanremo. Si mangi le dita come sempre succede al campione che non vince, ma si compiaccia comunque per l'ennesima conferma della propria levatura. Ha appena vinto la Tirreno-Adriatico, è terzo alla Sanremo. Lui, un diesel da grandi giri. Può davvero bastare. E dovrebbe pure bastare al suo Paese, questa Italia in crisi di risultati e di vocazioni, ora invece capace di crocefiggere l'unico talento da grandi palcoscenici. Quanto al divino Sagan, dipinto come il vincitore scippato, provi a spiegare almeno una cosa: se era tanto forte, perché sul Poggio non ha seguito Gerrans e Cancellara, così da affiancare Nibali nella fuga? In attesa della risposta, si tenga pure la Sanremo dei ma e dei se. Come nuovo Merckx, è quanto meno da rivedere.

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