La missione Nazionale. Togliere il "disturbo" con un piccolo sogno

In Bosnia per difendere il primo posto e portare in Italia le finali a quattro della Nations League

Scusate l'ultimo disturbo. Lo provoca la Nazionale di Roberto Mancini che diverte e raccoglie consensi per il gioco e i risultati collezionati. Stasera affronterà l'ultimo viaggio in Bosnia, nella città martire della guerra nella ex Jugoslavia, Sarajevo, col debutto in uno stadio, Grbanica, ridotto in fiamme e poi ricostruito, dove Dzeko è stato di casa. Da giovedì fino a marzo 2021, non ci saranno altre distrazioni e nemmeno polemiche riferite ai viaggi di calciatori in giro per il mondo, tornati alcuni col virus per la disperazione di club e allenatori. Niente più soste e riflettori puntati su campionato e coppe secondo un calendario che non ha più buchi e che si appresta a sacrificare anche tutti i prossimi mercoledì fino al 23 dicembre.

Scusate il disturbo, allora, anche se questa Italia giovane e ambiziosa, raccoglie unanimi consensi e consente a mamma Rai di raggranellare anche qualche ascolto di rilievo. Per evitare che ci sia una coda alle polemiche e ai veleni degli ultimi giorni, è il caso di chiudere la stagione azzurra con un successo, l'ennesimo di questa entusiasmante striscia manciniana, così da conservare il primato del girone e consentire al calcio italiano di organizzare la fase finale della Nations league tra Milano e Torino.

Significherà tornare a vivere anche per il resto del Belpaese, ripiegato dalla pandemia. Può essere utile una nuova esibizione di bel calcio anche all'umore del ct nel frattempo recluso in casa e alle prese con le decisioni del proprio futuro. Gabriele Gravina, il presidente, è pronto a spalancargli la stanza del suo ufficio per sottoporgli il contratto nuovo. Ha qualche buon motivo (economico e non) per convincerlo a firmare. Uno su tutti: la missione di guadagnarsi il prossimo mondiale che si giocherà per la prima volta in una stagione diversa, durante l'inverno, con interruzione dei campionati. Da calciatore Mancini, in azzurro, non ha raccolto le soddisfazioni collezionate con la Samp: un promettente debutto all'europeo targato 1988 e poi nient'altro, in panchina al mondiale italiano, escluso a favore di Zola in quello successivo, negli Usa. Sono i mondiali che celebrano le imprese dei ct e delle loro rispettive squadre. E Mancini è uno che vuole lasciare il segno dopo aver guadagnato il riscatto del calcio azzurro, lasciato nella depressione totale da Ventura. La Bosnia, senza il suo Ibra, Dzeko, si affida a uno degli italiani in salute, Rade Krunic, il milanista, alla ricerca di un successo che da quelle parti avrebbe il valore di una grande impresa.

Molti ricordano ancora il precedente, celebrato nel novembre del '96, 24 anni fa, ultima apparizione di Arrigo da ct (poi tornò al Milan), amichevole organizzata per celebrare la fine del conflitto testimoniato dalla strada del Dragone di Bosnia, altrimenti definita come il viale dei cecchini. Molti di noi attraversarono quella striscia d'asfalto col cuore in gola sfilando via tra croci e carri militari, testimonianza dolorosa di una tragedia indimenticabile.

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