Montagne chiuse al Tour de France

Oggi tifosi vietati sulle salite del Col de la Biche e del Grand Colombier

Oggi sulle montagne del Tour non ci sarà il pubblico, ma ieri si sono rivisti perlomeno gli italiani. Poca cosa, ma sono piccole indicazioni che fanno bene al nostro spirito, e credeteci, non facciamo gli spiritosi. Va così quest'anno: poca Italia sulle strade di Francia. Un po' per sfortunate cadute (Formolo su tutti), un po' per corridori non in condizione (Fabio Aru), un po' perché non siamo veloci (Nizzolo e Viviani), ma soprattutto perché gli italiani sono preziosi alla causa dei loro capitani: stranieri.

È bene ricordarlo, il ciclismo italiano non ha una formazione che una nella serie A del ciclismo mondiale (World Tour). Così il meglio del ciclismo di casa nostra, dai corridori fino al personale, da anni lavora in team forestieri. I corridori sono importanti e preziosi. Prendete Damiano Caruso, è l'italiano meglio piazzato in classifica (15° a 7'02), ma deve prima scortare, assistere e seguire come un'ombra Mikel Landa, il suo capitano alla Bahrain. Prendete Daniel Oss, il trentino deve prima pensare a menare come un fabbro per Peter Sagan, capitano alla Bora. E via discorrendo. Insomma, siamo diventati un popolo di santi, poeti e navigatori, ma ora anche di affidabili assistenti: gregari non è bello.

Tornando a ieri, vittoria del danese Soren Kragh Andersen, che trova il contropiede giusto negli ultimi due chilometri, e fa secchi un altro sloveno, Luka Mezgec e il nostro Simone Consonni. Resta a secco Sagan, dopo aver lavorato tutto il giorno per lasciare indietro gli altri velocisti, e sorride quindi un po' l'Italia: per il già citato Consonni (3°), per Trentin (7°) e per Colbrelli (9°).

Tanti, tantissimi spettatori ieri sul traguardo di Lione, porte chiuse sul Col de la Biche e il Grand Colombier, dove è posto oggi l'arrivo del primo tappone alpino di questa settimana totale e finale di un Tour sicuramente bello e poco ingessato. Nessun tifoso, questo è quanto ha deciso il prefetto dell'Ain, il dipartimento in cui si conclude la tappa, dichiarato zona rossa' dopo l'aumento dei casi di Covid.

Per la cronaca: volata al Tour, ma anche alla Tirreno-Adriatico. Da uno sprint lanciato per metà in strada e per metà sulla ciclabile, sbuca Tim Merlier, il campione nazionale belga, anch'egli titolato nel ciclocross, oltre che fidanzato con una ciclista (Cameron Vendenbroucke), la figlia del compianto Frank. Il belga battezza la ruota di Gaviria e lo salta di prepotenza, rendendo vana la rincorsa di Ackermann e Cort Nielsen che gli finiscono in scia. Primo degli italiani Davide Ballerini, sesto. Simon Yates, leder della corsa dei due mari (2° Majka a 16; 3° Thomas a 39), oggi è chiamato a guadagnare terreno sui muri della tappa di Loreto, alla luce della crono finale di domani.

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