Morte Astori, le richieste del pm: ''Un anno e mezzo per il medico Galanti''

Formulate le richieste di condanna nei confronti del medico, Giorgio Galanti, accusato di omicidio colposo

Morte Astori, le richieste del pm: ''Un anno e mezzo per il medico Galanti''

Un anno e 6 mesi per omicidio colposo. É la condanna chiesta dalla procura di Firenze per il professore Giorgio Galanti al processo in rito abbreviato sulla morte di Davide Astori, trovato senza vita la mattina del 4 marzo in una camera d'albergo a Udine, dove era in trasferta con la squadra.

Il processo per la morte di Davide Astori è giunto ormai alle battute conclusive. Il pubblico ministero della Procura di Firenze, Antonino Nastasi, ha formulato la richiesta di condanna nei confronti del medico, Giorgio Galanti, unico imputato accusato di omicidio colposo per il decesso dell'ex calciatore. I fatti contestati si intrecciano con il ruolo ricoperto all'epoca da Galanti, direttore sanitario del Centro di riferimento di medicina dello sport dell'Azienda ospedaliera universitaria di Careggi e responsabile di aver rilasciato due differenti certificati di idoneità alla pratica agonistico/sportiva di calcio (l'uno a luglio del 2016, l'altro nel 2017). L'udienza prosegue con le arringhe degli avvocati nel pomeriggio, ma non ci sarà ancora la sentenza. Presente anche Francesca Fioretti, la compagna del giocatore, che ha ascoltato in silenzio la requisitoria di oltre due ore.

Il caso

Quella maledetta mattina del 4 marzo, furono i compagni di squadra e i tecnici della società a dare l’allarme, dopo aver atteso invano a colazione il capitano della Fiorentina. Le indagini inizialmente coordinate dalla procura di Udine passarono per competenza a Firenze. Una consulenza affidata al cardiologo Domenico Corrado accertò che il giocatore fu ucciso da una “cardiomiopatia ventricolare maligna”, malattia che insorge senza sintomi. Al vaglio degli inquirenti finirono i certificati di idoneità alla pratica agonistica rilasciati dal professore Galanti e dal dottore Francesco Stagno, responsabile dell’istituto di medicina dello sport di Cagliari, città in cui Astori giocò dal 2008 al 2014. La posizione del dottore Stagno è stata archiviata, su richiesta della stessa Procura. Ma il procedimento è andato avanti per il professore Galanti. Proprio lui, secondo il pm Nastasi, visitò il calciatore senza rilevare dalla risonanza magnetica e dall’holter i segnali di una malattia ancora asintomatica. Una diagnosi tempestiva, ritiene l’accusa, avrebbe consentito di fatto, attraverso la somministrazione di farmaci betabloccanti e l’interruzione della carriera del giocatore, il rallentamento della malattia.

La superperizia

Alla relazione dell'esperto della Procura, si sono aggiunte anche i pareri dei consulenti della difesa e delle parti civili. E infine per accertare se la malattia che affliggeva il calciatore fosse diagnosticabile e la sua morte prevedibile, il gip Pezzuti ha disposto un incidente probatorio. La superperizia ha aggiunto un altro tassello alla ricostruzione del caso. Astori era malato ma la sua morte non poteva essere evitata, hanno stabilito gli esperti. Tuttavia l'Holter Ecg, l'esame previsto dalle linee guida Cocif, i protocolli cardiologici di idoneità sportiva, non fu eseguito. Quell’esame, secondo i medici, avrebbe potuto, seppure non con alta probabilità, identificare aritmie più gravi, che se individuate, avrebbero consigliato indagini più approfondite. Di fatto solo l'impianto di un defibrillatore, secondo i periti, avrebbe potuto salvare la vita al giocatore. Una terapia, che però allo stadio della malattia, asintomatica e senza precedenti in famiglia, non trovava ancora indicazioni nelle linee guida europee.

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