La mossa bianconera agita il resto della A

Gli altri giocatori preoccupati, ma l'Aic ridimensiona l'accordo e pensa alla C

L'effetto annuncio della Juve (accordo raggiunto con i suoi calciatori e 90 milioni di stipendi tagliati) ha spianato la strada alla serie A. «Juve esempio per tutti», così il numero uno della Figc Gravina, ringraziando direttamente Chiellini, che è anche esponente di prima fila della Nazionale, e spiegando che «se ognuno farà la propria parte, renderà il calcio più forte».

Dal Pino, il presidente della Lega, non ha nascosto la soddisfazione in vista del negoziato da intraprendere col resto della categoria. «La strada ormai è tracciata» ha chiosato preparando il documento da inviare al sindacato dei calciatori. Sullo sfondo la replica al ministro Spadafora («proporrò stop a gare e allenamenti per tutto aprile, le grandi società vivono in una bolla, al di sopra delle loro possibilità, a partire dagli stipendi milionari dei calciatori», aveva detto): «Non faccia demagogia, la Serie A da sempre svolge un riconosciuto ruolo di locomotiva del comparto, producendo direttamente ogni anno circa 3 miliardi di euro di ricavi totali e generando un indotto di 8 a beneficio dell'intera piramide calcistica».

Con la mossa della Juve, sul piano della comunicazione, Damiano Tommasi (che ieri ha sottolineato: «Dopo quanto detto dal ministro Spadafora, prendiamone atto, la stagione forse è finita») e il suo sindacato sono finiti all'angolo. Proveranno a uscirne oggi quando è convocato, via telefono, il direttivo per discutere dell'incandescente materia. «Siamo preoccupati per i calciatori di Lega pro che guadagnano quanto un operaio, altro che» fanno sapere ufficialmente da Vicenza ed è un modo per distrarre l'attenzione dal caso Juve che ha fatto scattare l'allarme. A sentire fonti ben informate, però, in quelle stesse ore c'è stato un fitto scambio di telefonate tra calciatori bianconeri e dirigenti del sindacato per capire meglio la ratio e la portata del provvedimento. «Non sono mica tutti convinti» la sintesi del sondaggio di parte con dettagli, passati a Tommasi, anche di altra natura. Secondo l'Aic, insomma, la mossa della Juve è servita per spedire un messaggio alla borsa e correggere in tempo utile il bilancio (altrimenti appesantito da un deficit) da presentare entro il 30 giugno mettendolo così al riparo.

«Alla fine, qualora si tornasse a giocare, il taglio riguarderà uno o due mesi e la differenza sarà spalmata sulla futura stagione» la spiegazione ufficiosa passata ad altri calciatori di A che, preoccupati da questa fuga in avanti dei colleghi juventini, hanno chiesto lumi ai loro dirigenti sindacali sulla strategia da adottare nel negoziato con la Lega. La vera battaglia politica dell'Aic sarà rivolta agli iscritti della Lega pro e sarà rappresentata dalla richiesta, già presentata da Ghirelli, di cassa integrazione in deroga per i calciatori con contratti da 50 mila euro lordi. «Sono il 60-65% della platea» fanno sapere ancora dal sindacato, dove sono pronti anche a mettere mano al fondo di solidarietà finanziato da serie B e Lega pro (la serie A non ha mai aderito) costituito con 0,5 di prelievo sugli stipendi e il contributo sui premi incassati dagli azzurri. «Si raggiunge qualche milione di euro, serviranno per aiutare le posizioni più disperate» è il piano segreto preparato dagli uffici del sindacato.

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