La Napoli del salotto buono nasconde le buche di Giggino

È la tappa delle toppe: il sindaco De Magistris asfalta i posti giusti. Trionfa l'arte di arrangiarsi: l'inglese Cavendish vince la volata senza compagni

La Napoli del salotto buono nasconde le buche di Giggino

dal nostro inviato a Napoli

Capogiro d'Italia. Difficile capirci qualcosa. Si registra un fenomeno paranormale: la Napoli dalle strade impercorribili e sinistrate appare in mondovisione come foderata di moquette. I napoletani sono increduli, e francamente anche un po' alterati: loro sono fermi al sindaco De Magistris e all'assessora Donati sotto inchiesta per lo scandalo delle buche nelle strade, con l'accusa di "attentato alla sicurezza e omissione in atti d'ufficio". Com'è possibile che su questi itinerari devastati e mai riparati si possa ora correre una tappa del Giro?

E' una questione di illusionismo, una pura questione di illusionismo. Certi sindaci sono specialisti in questi effetti speciali. Già Bassolino, l'ultima volta che il Giro capitò qui, sorprese tutti piazzando fioriere a favore di telecamera e asfaltando una sola corsia delle strade, giusto quella calcata dal gruppo. De Magistris applica di nuovo lo schema, qua e là. La storica via Petrarca offre lo spettacolo double-face della corsia buona e della corsia maledetta, una rifatta e una mai fatta, una liscia e una sfasciata. Per molti napoletani è una presa in Giro, punto e basta. Al sindaco che nasconde la polvere sotto al tappeto rinfacciano un calcolo semplice semplice: trovi un milione e duecento mila euro per portare la carovana rosa in città, ma per rimettere a posto le strade non si trova mai uno spicciolo. Così, il gioco di prestigio riesce soltanto per un sabato speciale, con grande impiego di rattoppi che salvano la gara di un giorno senza salvare la viabilità di tutti i giorni. Ma Napoli è stanca di illusionismi. Napoli merita di meglio.

La tappa delle toppe, così passerà alla storia l'inaugurazione del Giro 2013. Il resto lo fanno al cinquanta per cento lo stellone, che con molta misericordia protegge la salute del gruppo, e al cinquanta l'abilità stessa di questi acrobati, abituati a spaccarsi i lombi su qualunque terreno.

A dire la verità anche in questa inaugurazione c'è il solito tributo di cute sui selciati, ma le buche di De Magistris c'entrano onestamente poco: le cadute peggiori di registrano paradossalmente nei tratti lisci, a dimostrazione di un'antica regola, e cioè che castiga più la distrazione del pericolo.

Peccato che l'ultima delle cadute fisiologiche, chiamiamole così, si registri proprio in prossimità dell'ultimo chilometro: curva a tutta, pavimentazione in pietra antica, qualcuno esagera, il gruppo si spezza. Nessuno si fa male, ma molti sprinter ci lasciano il sogno della prima maglia rosa. Allo sprint sul lungomare si presentano in pochi intimi, tutti molto forti, il nostro giovane Viviani, il giovane franco-algerino Bouhanni, ragazzi molto veloci, ma ancora una volta non abbastanza per essere più veloci di Mark Cavendish, noto nell'ambiente come Cannonball, soprannome deflagrante per volate deflagranti. L'uomo-flash dell'isola di Man si porta a casa tappa e maglia, tanto per confermare subito la linea del Giro all'inglese.

In attesa che entri in scena Sir Wiggins, il Barone Rullante (già oggi nella cronosquadre di Ischia?), Cavendish impartisce la prima lezione a una carovana già tutta proiettata di suo allo studio della lingua, in un delirio di fight for pink, front of the race, twitter, facebook, rock and roll. Casualmente, Cavendish esprime gioia in italiano: «C'era molto caldo per un inglese, ma anche molto calore per i corridori. Io sento il Giro, amo questa corsa. Ho inventato una volata molto difficile, in rimonta, dopo un accidente capitato a un mio compagno. Sono molto stanco, ma ne vale la pena».

Aspettando di avere al suo fianco - meglio: davanti - il nostro Petacchi, sì, proprio lui, quello che due settimane fa annuncia lo struggente ritiro per mancanza di stimoli e una settimana dopo chiede di correre il Giro nella squadra di Cavendish (permesso negato: la federazione internazionale ha molti difetti, ma non è propriamente gonza), aspettando cioè di avere un treno vero, Cavendish si mette in proprio e fa il treno da solo. La tappa delle toppe non potrebbe avere leader migliori: De Magistris e Cavendish, ovvero l'arte di arrangiarsi. Nel Giro all'inglese, resta ancora molto di italiano.

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