Il Napoli è sempre più secondo

Assalto rossonero nel primo tempo, il gol del francese è un'illusione. Cavani latitante ma Mazzarri tiene i rossoneri a distanza di sicurezza

Il Napoli è sempre più secondo

Milano - Il Napoli lascia il Milan a distanza di sicurezza. Quattro punti sono pochi e tanti per arrivare da secondi sotto lo striscione del campionato. Il Milan lascia a 4 punti la Fiorentina e forse il distacco non è sufficiente per dormire sonni tranquilli nelle prossime due settimane. Pari e patta, come all'andata. Ma è solo il Milan per oltre un'ora a provare a vincere, coltivando calcio offensivo mentre il Napoli è il solito, capace di raccogliersi nella sua metà campo per evadere all'improvviso e in velocità. Mazzarri rimescola le sue carte solo nell'ultimo tratto quando il Milan resta in dieci, evento che non spaventa certo Allegri (dentro El Shaarawy a quel punto al posto di uno spento Robinho). L'arrivo di Insigne e Calaiò non produce effetti concreti: Abbiati deve limitarsi a qualche uscita e a un volo scenografico. Il Napoli difende meglio, il Milan attacca con qualche difetto senza poter contare su Pazzini protagonista di un duello rusticano con Britos. Decidono due comprimari, secondo tradizione. Alla stilettata di Flamini risponde la rasoiata di Pandev, liberatosi per una volta in area rossonera.

Del Napoli che arriva a San Siro e prende di petto il Milan non c'è traccia, almeno per i primi 30 minuti. Come avrebbe detto il Petisso Pesaola: «Allegri gli ha rubato la idea!». E infatti il Milan, senza El Shaarawy, ai box per qualche scricchiolio al ginocchio destro, con Robinho al suo posto, organizza presto un lento ma deciso attacco al Napoli rinchiuso nell'accampamento di De Sanctis. Boateng è il più pericoloso (due sue conclusioni di piatto dal limite mettono a rischio il dispositivo di sicurezza) per un paio di motivi: 1) perché la difesa a tre lascia inevitabilmente sui fianchi campo libero; 2) perché Zuniga, richiamato da Mazzarri più volte, si perde nella morsa tra Boateng e Abate che martellano su quella pista. Il vantaggio rossonero è infatti merito di una bella azione alla mano passata attraverso Boateng, Robinho e un tocco di Pazzini che libera al tiro Flamini, già in gol a Firenze. Ci ha preso gusto il francese che pure sventola propositi di ritorno a casa (Marsiglia). L'uscita di Boateng (caviglia fuori uso) è il secondo contrattempo lamentato da Allegri che deve prendersela molto per quel "buco" aperto da Zapata e Mexes a centro area e che consente a Pandev, tutto solo, di rimettere in ordine i conti della sfida e chiudere in parità il primo tempo sfruttando una bella intesa Zuniga-Hamsik. Rocchi, l'arbitro, sotto osservazione, attua un metro all'inglese: non vuole storie e infatti sorvola su un paio di proteste, una ciascuna (mani di Flamini da una parte, intervento duro di Britos su Pazzini in area dall'altra). Il Napoli resta micidiale in contropiede, è questa la sua natura e non può modificarla all'improvviso, il Milan soffre a centrocampo dove Muntari offre scarsa collaborazione a Montolivo specie quando deve recuperare posizioni difensive. Senza protezione traballa anche la difesa che non è certo un mostro di efficienza.

Stesso copione nella ripresa. Non c'è traccia di un Napoli autorevole e autoritario nel dettare il gioco, anzi con qualche scenata di De Sanctis si procura un giallo e allora il Milan riprende la strada maestra dell'attacco geometrico ed equilibrato tradendo qualche pecca evidente: Niang è ancora troppo acerbo per certe sfide, Pazzini viene preso per un orecchio da Britos segno che il duello è molto fisico e poco tecnico, Robinho esaurisce in fretta la carica. Eppure la svolta è oltre metà ripresa quando Flamini si segnala per un intervento (su Zuniga) da codice calcistico: il Milan resta in 10 ma Allegri si assume un grande rischio e concede l'ultimo tratto a El Shaarawy dopo aver visto Mazzarri rinforzare gli ormeggi con Armero. È la scintilla che incendia la sfida fino a quel punto tenuta al guinzaglio da Rocchi: due, tre, quattro ammonizioni e una serie di colpi proibiti scandiscono il finale. Solo allora, con la superiorità numerica in tasca, e quando il Milan accusa la fatica, il Napoli tira fuori il petto (dentro Calaiò aggiunto a Cavani e Insigne) e prova a vincere. Troppo tardi. Anche perché Cavani è latitante per tutta la sera.

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