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Nazionali, è scoppiata la guerra del calcio

Da Klopp e Mou in Premier al Sud America che rinvia le sfide. E l'Italia che farà?

Nazionali, è scoppiata la guerra del calcio

Siamo alla guerra del calcio e la prima battaglia l'hanno vinta i club: la Conmebol, confederazione sudamericana, su richiesta della Fifa ha infatti deciso di rinviare le partite di qualificazione per i Mondiali del 2022 previste per fine mese. Troppo forti e troppo motivate le proteste dei club nei giorni scorsi. Nate, come in tante altre occasioni, in Inghilterra, nello specifico da Jürgen Klopp, l'allenatore del Liverpool che aveva criticato le procedure di convocazione e utilizzo dei suoi giocatori da parte delle varie nazionali, in un periodo di recrudescenza del Covid: «La Fifa era stata chiara, non c'era obbligo di lasciar partire i giocatori in assenza di piano preciso per il loro reintegro e tutti i club sono d'accordo: che senso ha lasciarli andare e arrangiarci poi quando tornano?». José Mourinho gli ha dato ragione, riprendendo un tema già toccato dal collega: «Sono i club a pagare i giocatori e i club hanno il diritto di proteggerli».

Già in occasione delle soste di ottobre e novembre c'erano stati casi di contagi a giocatori andati in nazionale e che al ritorno avevano dovuto restare in isolamento ma la situazione è ora complicata, paradossalmente, dai progressi che nel Regno Unito ci sono stati sul fronte della lotta al Covid: con la situazione in miglioramento sarebbe stato ancora più irritante, per i club, veder andare i propri giocatori in situazioni di maggior rischio e con lunghissimi viaggi da affrontare. Per non parlare dei possibili 10 giorni di quarantena al ritorno, distruttivi in una fase cruciale della stagione. Anche la Nazionale di Roberto Mancini aveva dovuto fare i conti con disagi del genere nel corso dell'ultimo trittico di partite a novembre, anzi lo stesso Ct non aveva potuto seguire la squadra dopo la positività al Covid. E in precedenza erano stati lasciati fuori alcuni giocatori, come Ciro Immobile, Cristiano Biraghi e Gaetano Castrovilli, per l'esito incerto di tamponi o prossimità a contagiati, come José Callejon per i due della Fiorentina. È dunque la prima battaglia di una guerra che in questi mesi, anche su altri fronti, vede accomunati, per una volta, allenatori di club rivali. In novembre, Klopp aveva accusato le emittenti televisive per la programmazione per le 12.30 del sabato di partite con squadre impegnate in trasferte lunghe di Champions League solo tre giorni prima, e alla polemica si erano accodati i suoi colleghi, compreso Ole Gunnar Solskjaer, che aveva mosso le accuse dopo una vittoria in uno di quegli anticipi del sabato, per dare ancora più credibilità alle sue affermazioni.

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