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Nibali: "Il governo cosa fa? Quella dei ciclisti investiti è diventata una mattanza"

«Un morto ogni 40 ore ma il ddl resta fermo Sembra che nessuno voglia portarlo in aula»

Nibali: "Il governo cosa fa? Quella dei ciclisti investiti è diventata una mattanza"

Per il ciclismo italiano è da anni una sicurezza, ma a Vincenzo Nibali sta a cuore anche la sicurezza sulle strade, ormai una delle tante emergenze italiane. «Il problema del ciclismo italiano è il traffico, ma quella che può apparire una battuta alla Johnny Stecchino è purtroppo una triste verità - ci spiega lo Squalo dello Stretto -. Per le festività di Capodanno ero a Fiuggi dai parenti di Rachele, mia moglie, e prima del cenone mi sono fatto come da tradizione un buon allenamento. Sulla via del ritorno, in prossimità di casa, sono incappato nell'ennesimo incidente stradale con protagonista incolpevole un ragazzino di soli 14 anni (Paolo, in coma farmacologico, ndr). Le strade sono sempre più pericolose, ormai noi ciclisti siamo d'intralcio. Le cifre sono pazzesche: un ciclista morto ogni 40 ore. È una vera mattanza, intanto però il disegno di legge sulle modifiche al Codice della Strada è dormiente e nessuno sembra volerlo portare in Parlamento».

Nibali non usa mezzi termini, non l'ha mai fatto e in materia di sicurezza non è tipo da abbassare i toni, ma chiede piuttosto di alzare la soglia di attenzione. «Nel 2016 ho perso un ragazzino che correva nella mia squadra giovanile (Rosario Costa, 14 anni, ndr), anche lui travolto sulla strada davanti agli occhi di suo padre. L'anno seguente abbiamo pianto la scomparsa di Michele Scarponi, ma non passa giorno che non ci siano incidenti su due ruote. Ha ragione il Ct Cassani: la macchina ormai sta diventando un ufficio e i cellulari protesi incontrollate».

Anno nuovo, Nibali esperto. Non provate a bollarlo come vecchio perché potrebbe mandarvi a quel paese: sicuro. «Intanto a 35 anni cambio vita e maglia: dal Bahrain alla Trek Segafredo dice con gli occhi che si illuminano di una luce nuova -. Sono felice di questo passaggio. Mi sembra di essere tornato a casa».

C'è il Giro d'Italia in cima ai suoi pensieri. E poi i Giochi Olimpici di Tokio e un mondiale durissimo ad Aigle-Martigny, in Svizzera. «Però andiamoci piano. Facciamo un passo per volta ci dice -. Pensiamo prima al Giro. Mi dicono che sono vecchio? È almeno da tre anni che me lo dite: di vecchio c'è solo questo ritornello. Io simbolo di un movimento in declino? Io pronto a darmi da fare, ma alle mie spalle ci sono tanti corridori di assoluto livello. Vedrete, Fabio (Aru, ndr) tornerà quello di prima; Elia (Viviani, ndr) si confermerà anche quest'anno; Giulio (Ciccone, ndr) mio compagno di squadra sarà il futuro, anche se per il momento dovrà darmi una mano: io non sono ancora da pensione né da reddito di cittadinanza: io un lavoro ce l'ho e devo finire di fare alcune cose. Se quella caduta nel finale alle Olimpiadi di Rio mi è rimasta sullo stomaco? Sicuro».

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