"Non lascerei la Ferrari neanche per il doppio. Prima realizzo il sogno che cullo fin da bambino e vinco il titolo con lei"

"Non lascerei la Ferrari neanche per il doppio. Prima realizzo il sogno che cullo fin da bambino e vinco il titolo con lei"

Chiacchierare con Charles Leclerc è sempre istruttivo. Si può ad esempio imparare che i trofei conquistati in pista possono diventare degli eccellenti reggi telefono. «Lo metto sulla coppa vinta in Canada nel 2019, aspetta un attimo». Eccolo in videochiamata da Montecarlo nell'ultima sera prima di volare a Imola. Ha il sorriso dei giorni migliori anche se è reduce da una partita di golf che non è andata benissimo. «Avevo cominciato da bambino a otto, nove anni, poi avevo smesso. Adesso ho ripreso e mi piace, mi aiuta nella concentrazione, un po' come suonare il piano, un'altra cosa che mi piace moltissimo tanto che stamattina ho preso anche lezione per migliorarmi».

Se usi le coppe come reggi telefono, non dirci che usi la SF90 che ti è appena stata regalata come tavolino in salotto?

«Onestamente ci ho provato a farla entrare in casa, ma non c'è passata e allora l'ho messa in esposizione al Museo del Principe così tutti potranno vederla».

Ti toccherà cambiare casa Ma l'hai chiesta tu alla Ferrari o è stata una sorpresa?

«L'ho chiesta io, ci tenevo davvero tanto. È quella con cui ho vinto a Monza. È completa, c'è anche il motore».

Che auto hai in garage?

«Una 488 Pista Spider e una Stelvio Quadrifoglio».

Ti piacerebbe una Ferrari elettrica?

«Non credo di essere ancora pronto per una Ferrari elettrica perché comunque il motore è una cosa che mi emoziona tantissimo e non sono ancora pronto a rinunciare al suo suono. Mi ricordo da bambino che quando c'era il gran premio a casa tremavano i vetri delle finestre e non abitavo vicinissimo. Vorrei che si trovasse il modo di avere dei motori sostenibili ed ecologici, ma senza perdere il gusto del rumore. Vorrei una soluzione che mi possa regalare più emozioni di un motore elettrico, una soluzione con una combustione sostenibile».

Il futuro delle corse per te è quindi per forza legato a qualcosa che continuerà a fare rumore?

«Onestamente non ho la risposta, ma il mondo sta cambiando e dobbiamo reagire, stare al passo con i tempi. Certamente in futuro non potranno esserci i motori di oggi, ma qualcosa di sostenibile. Non so se l'elettrico o qualcos'altro».

Che cosa cambieresti della Formula 1 di oggi?

«Sono macchine incredibili, eccezionali da guidare. Ho provato macchine di 10, 15 anche 50 anni fare non c'è nulla che si avvicini alle sensazioni che trasmettono le auto di oggi che sono velocissime. Che cosa mi manca? Forse il rumore».

Il cuore ti batte di più prima del giro lanciato in qualifica o della partenza quando stai aspettando che il semaforo si spenga?

«Prima del giro in qualifica perché se in gara un errore può essere perdonabile non lo è in quel giro. In qualifica hai solo un giro ed è più difficile, anche più della partenza. A me poi piace tanto il feeling che trasmette la qualifica quando la macchina esprime il massimo delle prestazioni e io sento di poter dare il mio massimo».

Quindi come giudichi l'idea della Sprint Race?

«Potrebbe essere una cosa abbastanza bella. Sono curioso di provarla e mi piacerebbe provare una gara corta dove si potrebbe vedere più azione. Vale la pena provare».

Se il tuo manager ti dicesse che c'è una squadra che ti vuole offrendoti il doppio della Ferrari, che cosa gli diresti?

«No. Perché la Ferrari è speciale. I soldi sono importanti, ma io credo nel progetto e voglio andare fino in fondo con la squadra che sognavo fin da bambino. Ci voglio provare e quando ho in mente qualcosa voglio arrivare fino in fondo. Non ci sono offerte che tengano: io sto benissimo qui e voglio raggiungere l'obbiettivo che mi sono fissato e non me ne andrò fin che non lo avrò raggiunto».

Possiamo dire che per te l'amore conta più dei soldi allora?

«Sono in una situazione facile e fortunata per poterlo dire perché di soldi ne ho a sufficienza. Ma l'amore è la cosa più importante senza dubbio».

C'è un matrimonio in vista o sei troppo giovane per pensarci?

«Sono giovane, ma mi piace la stabilità. Non adesso diciamo, non a breve termine diciamo».

E poi ti vedi papà visto che arrivi da una famiglia in cui siete tre fratelli?

«Sì, ma datemi ancora un paio d'anni perché la mia ragazza va ancora a scuola».

Andresti a cena con Enzo Ferrari o con la Principessa Grace di Monaco?

«Domanda molto difficile. Con Enzo Ferrari perché abbiamo gli stessi interessi, siamo tutti e due appassionati di auto e lui è un eroe di questo mondo».

A proposito hai finito la sua autobiografia?

«Sono molto lento a leggere. Sono a pagina 140».

Una domanda più semplice: a cena con Lewis Hamilton o Max Verstappen?

«Forse Max perché abbiamo la stessa età».

Credi che quest'anno abbia la chance di lottare per il titolo?

«Credo di sì perché la macchina sembra all'altezza e lui va fortissimo».

C'è una pista particolare in cui pensi che la Ferrari possa essere competitiva per vincere?

«Per vincere dobbiamo fare ancora un grande passo. Ci siamo avvicinati anche tanto, ma resta ancora molta differenza da Mercedes e Red Bull. E non credo avremo il potenziale per vincere. In qualche pista saremo più vicini, ma non credo abbastanza. L'obbiettivo per ora è stare davanti alla McLaren».

Domenica si corre a Imola, che emozioni ti trasmette questa pista dedicata a Enzo e Dino Ferrari?

«Per me Imola è sempre stata speciale perché ci avevo corso da giovane e la pista mi piace tantissimo. E poi è una pista legata al mio unico eroe: Ayrton Senna che purtroppo se ne è andato su questa pista quando io non ero ancora nato. L'unica stranezza è che a Imola ho corso senza pubblico e il calore della gente mi mancherà anche questa volta. E la passione che c'è in Italia per la Formula 1 non credo ci sia da nessun'altra parte».

A Imola nel 1983 Riccardo Patrese stava conducendo la gara davanti alla Ferrari di Tambay quando uscì di pista e la gente applaudì il suo incidente felice per la vittoria della Ferrari e la sconfitta di un pilota italiano. Che ne pensi da pilota e da ferrarista?

«So che cosa significa vincere in Italia. È una cosa speciale. La passione può portare a reazioni strane, ma il bello dell'Italia è che si sente la passione e non c'è nulla di più grande del tifo per la Ferrari».

Si può diventare amici del proprio compagno di squadra?

«Riesco a separare quello che succede in pista dal rapporto che ho fuori. Posso anche essere amico fuori dalla macchina come con Pierre (Gasly). Con Carlos è iniziata una buona relazione».

Da Seb hai detto di aver imparato molto soprattutto nella cura dei dettagli. Da un compagno giovane come Sainz puoi imparare qualcosa?

«Lui è davvero fortissimo. E da lui c'è da imparare dal suo stile di guida, si adatta molto bene alle diverse situazioni. È interessante vedere come si adatta, come lavora».

Ti ha sorpreso vederlo davanti a te in Q2 in Bahrain anche se solo di un millesimo?

«Sorpreso no, perché so dall'inizio che è molto forte. Ma mi ha spinto molto durante tutto il weekend».

Quindi la scelta di Binotto di una coppia giovane che si stimola a vicenda funziona?

«Ci stiamo spingendo ed è molto positivo. Per adesso funziona e spero di poter continuare a lavorare così bene insieme. Parliamo molto, lavoriamo insieme, facciamo il bene della squadra».

Qual è la tua dote migliore?

«Il giro in qualifica».

E a pazienza come sei messo? Devi averne parecchia visto che hai detto che vuoi aspettare di vincere con la Ferrari

«Ci ho lavorato molto. Prima volevo tutto subito, soprattutto al mio primo anno in Ferrari. Adesso ho capito che è meglio essere paziente e lavorare per recuperare».

Si è visto anche in partenza in Bahrain quando non sei andato subito all'attacco.

«Non è che sarò sempre così. Però ho capito che è inutile lottare con chi sai essere più veloce all'inizio di una gara. Sceglierò meglio le mie lotte in pista».

A fine anno sarai contento se

«Se vincerò almeno una gara.

Sarà difficile, ma la vittoria mi rende contento e io lotterò sempre per provarci. È nella mia mentalità anche quando parto indietro e so di non avere il ritmo per vincere, io punto alla vittoria. Non mi interessano un quarto o quinto posto».

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