La nuova fatica di Cesare: rilanciare il Genoa ma anche la sua carriera

Prandelli all'esordio sulla panchina rossoblù. Una nuova chance dopo i flop post Mondiale

La nuova fatica di Cesare: rilanciare il Genoa ma anche la sua carriera

Le nuove fatiche di (Claudio) Cesare Prandelli da Orzinuovi sono doppie. «Togliere la negatività» è l'imperativo morale con cui si è presentato a Villa Rostan sede/campo del Genoa di cui è diventato il terzo tecnico in quattordici giornate, grazie a Enrico Preziosi che, dopo l'addio (forse, vedremo) di Maurizio Zamparini punta a rinnovarne le imprese. La negatività riguarda il Grifo ma anche se stesso. Prandelli, classe 1957, era un dei tecnici migliori della sua generazione, una persona perbene capace di dimettersi in un ambiente e in un Paese dove questa pratica è aborrita anche dai responsabili di tonfi clamorosi, come il collega Ventura, rimasto al suo posto e a libro paga malgrado la mancata qualificazione al Mondiale. Cesare, primo nome Claudio per via del blitz all'anagrafe del padre, si dimise dalla Roma nel 2004 per la malattia della moglie Manuela, poi scomparsa nel 2005, e dalla Nazionale per il naufragio di Natal, nel 2014. Un gigante in confronto a chi mette i sacchetti di sabbia davanti alla panchina o alla scrivania.

Aveva fatto bene ovunque, da Venezia a Parma fino alla Viola, prima di quell'umido pomeriggio di giugno nel Rio Grande Do Norte. Raccolta la Nazionale nel dopo Lippi 2, aveva ottenuto buoni risultati all'Europeo 2012, secondo e alla Confederations 2013, terzo. A Kiev, contro la Spagna, si appalesò un suo difetto strutturale, l'incapacità alle scelte impopolari, come cambiare squadra in finale. Lasciando quelli che erano arrivati fin lì, alcuni scoppiati altri vanesi, beccò quattro gol ma nessuno gli disse niente.

Cesare ha sempre goduto di buona stampa e questo lo ha condizionato. Nel 2014 fece le convocazioni con metodo ecumenico, in equilibrio tra fedelissimi e ultime proposte del campionato, come la coppia del Torino Cerci-Immobile non proponibile in formato esportazione. Uomini e pure ritiro sbagliati. Amen.

Elencati gli errori, va detto che, a differenza di quello che accade a tanti, Cesare Prandelli li ha pagati oltre il lecito. Da quel 2014 è precipitato nell'oblio, scegliendo male squadre e momenti. L'avevamo lasciato a Dubai, dorato viale del tramonto da cui ha svoltato per ricominciare oggi, in Genoa-Spal, ore 18, quattro anni dopo l'ultima panchina in serie A, 16 maggio 2010, Bari-Fiorentina (2-0). «La chiamata di Preziosi è stata un'emozione». Felice, ma senza illusioni. «Ognuno di noi spera sempre di trovare il grande amore e di non cambiare mai». Nel calcio l'amore è volubile, oltre alle problematiche naturali tra esseri umani si aggiunge la casualità di una sfera che rotola dove gli pare. «Voglio trovare l'empatia con il gruppo e soprattutto togliergli la negatività». Sfida doppia. La negatività è carne e sangue di Genova, mugugno e macaia, la negatività lo ha condotto qua. Le fatiche di Cesare sono appena iniziate.

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