Odette, una storia italiana che ci fa grandi nel judo: siamo i primi in Europa

Giuffrida, bronzo dopo l'argento di Rio. Ai Giochi nessun atleta dell'Ue aveva fatto bis in questo sport

Odette, una storia italiana che ci fa grandi nel judo: siamo i primi in Europa

L'ippon che rovescia l'Olimpiade di Odette Giuffrida è una misteriosa energia cosmica che si materializza sul tatami di Tokio e fa volare come una piuma l'ungherese Pupp. È il colpo del ko, la seconda medaglia olimpica dopo l'argento di Rio nella categoria sotto i 52 chili, il bronzo che ti fa pensare che la vita abbia davvero uno scopo: «Inseguire i propri sogni, senza dimenticare il resto». È una storia di judo, proprio là dov'è nata quest'arte che chiamano marziale, ma che in realtà rappresenta rispetto e fatica. È soprattutto una vera storia italiana, di famiglia, da dove viene Odette, romana di Montesacro che ora abita ad Ostia nella casa acquistata grazie ai soldi del secondo posto brasiliano, senza dimenticare chi le è stata accanto fin da quando ha scelto il kimono. «Ciao mamma, ciao papà», dice scendendo le scalette dopo la vittoria. E non c'è nulla di più definitivo e italiano in un Paese dove invece genitori e figli, per uno strano rispetto secolare, trovano sconveniente abbracciarsi. Lei, Odette, i suoi genitori se li stringe addosso in mondovisione, nonostante il distanziamento transoceanico che in questi maledetti tempi ha separato anche i centimetri nelle nostre case. Abbraccia idealmente mamma Fabiola, che passava le notti ad asciugarle l'equipaggiamento umido per permetterle di farsi trovare pronta all'allenamento del giorno dopo. Dove la portava papà Giuseppe, facendosi tre ore di macchina senza fiatare.

Ciao mamma, ciao papà. Quante Fabiole e quanti Giuseppi nascondono le nostre case. Odette festeggia per tutti loro e cosa c'è di più bello che celebrare un traguardo così ricordandosi da dove si è venuti e pensando di avere una missione da compiere nella vita: «Mi sento un'atleta di Cristo - rivelò dopo Rio -: perché la fede è come l'amore, non la puoi spiegare ma senti dentro di te tanta gioia». Dio, patria e famiglia insomma, anche se poi ci sarebbe un fidanzato. Ma Odette parla più volentieri dei fratelli Salvatore (che l'ha convinta a praticare judo) e Christian, protagonista qualche anno fa del Cervia televisivo di Ciccio Graziani. E del loro esempio che l'ha portata a due medaglie olimpiche, a un titolo europeo e al fatto di essere la prima europea sul podio del judo in due Giochi diversi: «Sono più grandi e quindi mi sono sentita per forza un po' maschiaccio. Da piccola non stavo mai ferma, la mamma doveva prendermi per i capelli per calmarmi. Sono orgogliosa di loro e adesso ho anche l'età per capire: ho vissuto cinque anni difficili con tanti cambiamenti e infortuni. Bisogna saper mettere un freno».

Poi ci sono i nonni. Voleva l'oro Veleno Odette, caporal maggiore dell'esercito con in mano quel rosario che le regalò sua nonna prima di Rio e che ancora si porta sul podio, guardando lassù. Così al resto rimedierà ora il nonno, che si era impegnato a dipingerle la medaglia, qualunque colore fosse: «L'ho già videochiamato, manterrà la promessa». Lei intanto sta già pensando a Parigi 2024 per salire su quel gradino più alto che solo la giapponese Uta Abe le ha impedito di raggiungere con un lampo nell'extra time della semifinale. Uta che ha segnato la storia dell'orgogliosissimo Giappone, visto che suo fratello Hifumi - nella categoria sotto i 66 chili - ha anche lui trionfato, segnando per la prima volta la vittoria di due fratelli nella stessa giornata olimpica. Fosse successo a Roma si sarebbero aperti i Baccanali, ma a Tokio - dopo un semplice inchino - la famiglia si è ritirata in privato.

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