Comincia oggi ufficialmente la corsa all'elezione del prossimo numero uno del calcio italiano fissata per il 22 giugno. E comincia con l'assemblea delle società di serie A riunite a Milano per decidere sulla candidatura di Giovanni Malagò da avanzare non sappiamo ancora se in modo informale e deciso oppure tattico rinviando al 13 maggio il pronunciamento pubblico. Di sicuro la raccolta firme è il suggerimento che qualche esperto ha già fornito all'interessato. Lo schieramento della maggioranza a favore dell'ex presidente del Coni reduce dal successo di Milano-Cortina è pronto. Il presidente del Torino Urbano Cairo, editore del colosso RCS, è uscito dal riserbo firmando l'ennesimo endorsment a favore di Malagò. Il tentativo di Juve e Milan di sbarrare la strada al presidente dell'Inter Marotta sceso in campo per intestarsi l'operazione chiamando in causa la prestigiosa figura di Adriano Galliani è stato stoppato dallo stesso ex braccio destro di Silvio Berlusconi che si è dichiarato indisponibile. Marotta ha provato a ricucire i rapporti con gli altri club facendo sapere che la sua "è stata una iniziativa a favore del calcio". Meglio ancora: a difesa dell'autonomia del settore che teme il tentativo della politica di puntare su un candidato diverso, estraneo alla vecchia governance come ripetuto anche dallo stesso Salvini, per procedere alle riforme di cui ha un disperato bisogno il calcio italiano.
È uno dei motivi per il quale il dimissionario Gravina pur avendo promesso di restare fuori dai giochi elettorali farà inevitabilmente il tifo per una scelta sgradita a palazzo Chigi. Che si senta poi recluso per il clima social nei suoi confronti non è un inedito: Mondino Fabbri, dopo la Corea del 66, visse nascosto per tutta l'estate.