Ci sono tie-break che restano nella storia del tennis, con ogni gradazione possibile. Quello di Parigi non valeva nessun trofeo, ma Matteo Berrettini lo porterà con sé per sempre. "Solo chi sogna di più può vincere" aveva spiegato qualche ora prima il suo amico Flavio Cobolli, dopo aver dominato Tien in tre set (6-2, 6-2, 6-3). E allora Matteo lo ha preso alla lettera: le lacrime di gioia versate nel cappellino entrano di diritto nel cuore, il suo e il nostro. Era il giorno degli italiani al Roland Garros, tre in corsa per un posto agli ottavi di finale. Alla fine vincerà anche Arnaldi contro Collignon in cinque set, con un grande tie-break La copertina però è tutta sua, e quanto ci è mancato: nessuno pensava che picchiasse ancora forte, dopo tutto quello che ha passato. E nessuno, diciamolo, pensava che valesse ancora un livello decente, dopo essere uscito dalla Top 100. E invece eccolo sulla terra rossa parigina cinque anni dopo, un anno dopo Wimbledon (il suo ultimo Major), risbocciare proprio nel momento in cui Sinner si è perso nella polvere. Jannik può stare tranquillo: l'Italia lo sta rendendo orgoglioso, Matteo sicuramente felice. Il match contro Comesaña è stato un romanzo a puntate: più di 5 ore con il fiato sospeso, un punteggio epico (7-6, 5-7, 6-7, 6-4, 7-6), un super tie-break finale che sembrava non dovesse finire mai. Due match point per l'argentino, quattro per Berrettini, il 15-13 come happy ending: "Francisco avrà sbagliato due palle in tutta la partita". La seconda è finita lunga, le braccia si sono alzate al cielo. "Lasciatemi solo con la mia tristezza" aveva detto Matteo un paio di settimane fa, ko al primo turno a Roma.
Ora invece lo abbracciamo, spendendo una lacrimuccia. "Senza Jannik, Alcaraz e Djokovic, negli spogliatoi si sente che c'è uno spiraglio per tutti" ha detto Cobolli, che ora Berrettini potrebbe trovarselo ai quarti in un derby romano. Si sogna Matteo, tutto è possibile.