Dopo i 4 schiaffoni inferti dalla Roma alla Fiorentina lunedì sera, il quadro calcistico-matematico del Milan per raggiungere la quota Champions è diventato molto più complicato. Perché ora, calcoli alla mano, per raggiungere la matematica certezza del traguardo europeo, Allegri e i suoi devono collezionare 6 punti in 3 partite che, pesata la cifra tecnica di Atalanta, Genoa e Cagliari, non sono certo scontati. Nota bene: a parità di punti, grazie agli scontri diretti a favore, passerebbe sempre il Milan. I 6 punti dunque stanno diventando una montagna da scalare a mani nude. A mani nude perché nel calcio per avere qualche chance devi poter contare su un attacco, non pensiamo atomico pari a quello dell'Inter o del Como, ma almeno decente, diciamo tipo Juventus che pure sta sotto il Milan in classifica.
Lo scenario nel quale lavora e si dibatte come in una tonnara Allegri è il seguente: ultime 5 partite con un solo gol all'attivo (a Verona firmato da Rabiot, un centrocampista). L'ultimo gol di Leao, sullo 0 a 1 siglato da Pavlovic, difensore, nel recupero di Cremona al primo marzo. In 5 delle ultime 7 sfide di campionato il fatturato rossonero è stato di zero gol all'attivo che rappresenta un record all'incontrario clamoroso se si pensa che per trovare una tale sequenza negativa bisogna tornare indietro non di sette partite ma addirittura di 54 partite!
"Noi non siamo questi!" il soprassalto di orgoglio patriottico lanciato nel depresso spogliatoio di Reggio Emilia da Max Allegri. E il punto è proprio questo: per uscire dalle sabbie mobili del gol, il Milan può contare per ora soltanto sulle parole e sul lavoro del suo esperto allenatore. Gli è venuto a mancare anche il contributo di Modric.
Contare su Pulisic (a secco dal 28 dicembre scorso) o su Leao di cui sopra è un banale ricorso all'ottimismo disperato. E pensare infine che cambiando l'ordine degli attaccanti (dentro Nkunku e Gimenez oppure Fullkrug) possa cambiare il totale è pura illusione.