Pazzo Real: ribalta il City e va a Parigi

Da 0-1 a 3-1: doppietta di Rodrygo in 2', poi Benzema nei supplementari

Pazzo Real: ribalta il City e va a Parigi

Real Madrid-Liverpool in finale. Incredibile ma è così. Partita senza fine, vittoria superba di Ancelotti, sconfitta acida di Guardiola. Soltanto al Bernabeu possono accadere cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare. Il Real Madrid era ormai nella polvere di una sconfitta e l'eliminazione per il gol di Mahrez che aveva consegnato al Manchester City la finale di Parigi. Mancavano due minuti al fischio di Orsato quando improvvisamente, imprevedibilmente il toro Real ha rialzato la testa, prima ha pareggiato con Rodrygo che aveva preso il posto di Toni Kroos. E nel recupero ancora Rodrygo ha portato il Bernabeu in paradiso, con Guardiola stravolto, intontito, destabilizzato di un film che credeva chiuso e invece stava per diventare un horror.

Supplementari dunque e qui il Real la champions ha confermato di essere il migliore teatro del mondo, il più spettacolare, il più imprevedibile, il più emozionante. Il City ha capito di avere perso l'occasione, il Real ha compreso di poter uccidere l'avversario, un intervento di Ruben Diaz su Benzema ha portato al fischio di Orsato e al rigore, trasformato dal francese nel silenzio incredibile del Bernabeu poi esploso come un vulcano. Guardiola aveva smazzato mezza squadra, rivelando di avere i nervi scoperti per il ribaltamento del risultato, del gioco, della partita. Il Bernabeu era un fenomeno paranormale, Benzema è uscito tra ovaciones e lacrime, Karim è l'icona di questo torneo anche in una serata per lui balorda fino a quel rigore.

Supplementare di intensità massima, il City ha mancato il gol all'ultimo secondo del primo tempo con Fernandinho dopo una deviazione miracolosa di Courtois. Ormai nulla aveva più un significato, una logica, un senso ma il calcio vive e vivrà per questo, oltre le lavagne e gli schemi. Due ore di football forte, prima sofferto dagli spagnoli e di grande intelligenza degli inglesi, quindi un finale che nessun regista o sceneggiatore potrebbe scrivere e allestire sul set cinematografico, secondo tradizione di questo stadio, di questo torneo. Restano fotogrammi esclusivi, la corsa di Modric, di anni trentasei, a recuperare su De Bruyne lanciato in contropiede, una parata favolosa di Courtois su conclusione di Bernardo Silva, l'errore fantozziano di Vinicius con la porta spalancata, gli affanni di Militao e la miseria di Laporte che ha schiaffeggiato Modric, cavandosela con una ammonizione, lo sbadiglio di Guardiola prima del fischio di inizio e l'abbraccio di Marcelo ad Ancelotti dopo il rigore di Benzema, il jolly di Rodrygo tenuto in panchina in tutte le formazioni del Real e poi uomo decisivo, Orsato spettatore fortunato di un football che non può invece vedere nei campi nostrani. Squadre sfinite per dispendio di energie fisiche ma soprattutto nervose, panchine in subbuglio, Guardiola ai limiti dell'esaurimento in sputo continuo, Ancelotti circondato da parenti e affini quasi increduli. Ma è tutto vero. È tutto reale.

È tutto Real Madrid.

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