Pellegrino fa flop e il fondo affonda nella granita russa

La pista molle gioca brutti scherzi anche a molti big. L'aostano: "Non avevo benzina e sono scoppiato di testa"

Era una delle frecce più appuntite all'arco azzurro del fondo e si è conficcata nella neve molle del Laura centre di Rosa Khutor. Federico Pellegrino ci aveva visto giusto: alla prima Olimpiade e in queste condizioni meteo, più adatte ad una gita sui ciottoli del Mar nero che sulle montagne russe, il primo a non illudersi era lui. Ieri ha lottato, arrivando fino alla semifinale della sprint, ma poi si è come spento, slittando all'indietro, perdendo posizioni su posizioni, e finendo dietro ad un altro big scoppiato come Petter Northug.

Fuori subito gli altri azzurri, da Dietmar Noeckler a Enrico Nizzi, a David Hofer nei quarti di finale, l'unico rimasto in gara era un "pellegrino" sulla neve di questa primavera russa che ieri per i fondisti si è trasformata in una roulette russa: a cadere come birilli, nella insidie della neve anche i sei della finalissima. Sulla "granita" di Sochi hanno avuto la meglio il norvegese Ole Vigen Hattstad, argento e bronzo agli svedesi Teodor Peterson e Emil Joensson. Pellegrino ha subito chiarito di non essere deluso semmai arrabbiato: «Sono triste e non perché mi sentissi il peso di una squadra sulle spalle, ma perché sono scoppiato di gambe di testa. Non avevo più benzina. So che i primi dieci posti di coppa sono alla mia portata ma evidentemente i primi tre non ancora».

Analisi lucida ed onesta che però getta una luce cupa su un settore che ancora stenta a riprendersi e chiede forse sempre troppo presto al primo della classe di trasformarsi in fuoriclasse. Anche in campo femminile gli sci sottili han regalato sorrisi troppo stretti alle azzurre e cadute plateali a tutti: la sprint in rosa è stata dominata ancora dalla Norvegia con Maiken Caspersen Falla sulla connazionale Ingvild Oestberg e la slovena Vesna Fabjan, mentre Marit Bjoergen è caduta ed è stata eliminata in semifinale. Brava e sfortunata Gaia Vuerich, lucky looser in un quarto di finale ricco di avversarie importanti. Caduta Greta Laurent, fidanzata di Pellegrino, intralciata da una norvegese: «Ho tanto da imparare e lo avevo detto: questi Giochi sono una tappa della mia crescita agonistica».

Dal fondo alla sua versione "armata" con il biathlon, l'Italia sogna con Karin Oberhofer e Dorotea Wierer che si sono difese fino al terzo poligono. Alla fine la Oberhofer fa sua l'ottava piazza, nella gara vinta dalla bielorussa Darya Domracheva sulla norvegese Tora Berger e la slovena Teja Grigorin. Ora la cronaca lascia posto ad una realtà fatta di poche speranze per il prosieguo del calendario olimpico del fondo. Da giovedì a domenica si disputano le gare a tecnica classica, seguite dalle staffette. Per le "distance" si dovranno attendere gli ultimi due giorni olimpici, ma per le medaglie, probabilmente ancora di più. Sochi si avvia ad essere una delle peggiori edizioni per il fondo azzurro: a Vancouver ci salvò l'argento nella 15 km di Pietro Piller Cottrer, già in zona Cesarini di una carriera decennale. Ci consolammo con una serie di quarti e quinti posti, da quello di Magda Genuin, quinta nella sprint individuale e quarta insieme ad Arianna Follis nella staffetta sprint. Anche la staffetta femminile fu medaglia di legno con ancora Follis, Longa, Rupil e Valbusa. Ma, come si dice, alle Olimpiadi i posti per la storia sono solo i primi tre.