Pioli comincia a crederci "Mai dire mai... Noi in testa per restarci"

A Udine con Gigio e Hauge non più positivi E il tecnico ricorda Connery pensando alla vetta

«Siamo in testa e anche domenica sera vogliamo rimanerci». Stefano Pioli che pure non ha mai avuto l'ossessione della velocità, ha deciso di accettare la sfida di questi mesi. E di cogliere l'occasione del viaggio insidioso in Friuli («è la prova più difficile e la più importante») per rispondere agli inseguitori. Perciò lui e il Milan devono abituarsi a questa condizione di capolista improvvisata e poco credibile per una parte consistente della critica. «Non sono stupito dal rendimento dei miei, verranno giorni complicati e allora verificheremo la tenuta del gruppo» confessa in pubblico il tecnico per non farsi dare del sognatore incallito o addirittura dell'illuso. E nel giorno in cui il mondo piange la scomparsa del primo 007, Sean Connery, Pioli non ha dubbi, «questo Milan mi ricorda il film "Mai dire mai"» dice, «dobbiamo essere una squadra che non si arrende mai».

Di fretta, nel Milan, per ora vanno anche i recuperi più attesi e più preziosi. Venerdì sera, poco prima di mezzanotte, è arrivata la notizia del via libera per Donnarumma, Hauge e Gabbia con la differenza che quest'ultimo, toccato duro dal virus, dovrà sottoporsi alle visite di controllo prima di riprendere l'attività. Gigio e il norvegese invece si sono presentati ieri mattina a Milanello, si sono allenati e sono poi partiti per Udine. Hanno risolto, da asintomatici, in una settimana insieme con Rebic, reduce dall'infortunio alla spalla e arruolato per la panchina, in campo probabilmente per uno spezzone e di sicuro a tempo pieno giovedì prossimo nel match decisivo con i francesi del Lille per mettere al sicuro la qualificazione in Europa league.

Gigio può tornare in porta, rasserenando l'esercito dei suoi tifosi dopo le critiche aspre finite su Tatarusanu sostituto contro la Roma, nei giorni che sono scanditi dalla trattativa, tenuta riservata, per il rinnovo del contratto. Dice Calabria sul conto del suo sodale: «Gigio vuole continuare con questo club e tornare a vincere». È l'ennesima conferma del pensiero di Donnarumma che - al netto del negoziato affidato all'agente Raiola escluso all'epoca del precedente rinnovo dal papà Alfonso - ha un piano personale mai pubblicamente svelato: giocare la Champions con il Milan. Considererebbe questa la missione personale e il servigio da rendere al club che lo accolse da bambino fino a farlo esordire da ragazzo e a dargli l'occasione per diventare titolare della Nazionale in pochi mesi. Elliott, sul punto, ha già una strategia: le risorse devono essere destinate al rinnovo di Donnarumma e a quello di Romagnoli, mentre Calhanoglu che ambisce a realizzare il primo contratto ricco della carriera (parte da 2,8 milioni, il suo agente l'ha offerto a mezza Europa, e vuole arrivare a 6-7 milioni, cifra impensabile per i bilanci post Covid) non può aspettarsi la luna.

C'è anche una spiegazione tecnica dietro questa scelta industriale: a certe quotazioni di stipendi, con i risparmi fiscali per calciatori provenienti dall'estero, si possono trovare per quel ruolo profili di grande interesse tecnico.

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