Pioli compie 1 anno. E il Diavolo è in pace

La società: "Non siamo attrezzati da scudetto, però siamo ambiziosi..."

Oggi è il primo anno di Milan di Stefano Pioli, considerato «la vera sorpresa» dal management calcistico, ieri il compleanno di Zvone Boban uscito in modo traumatico ma protagonista (con l'affare Ibra) dell'inizio della rinascita targata 2020. C'è un curioso intreccio di date che, nella settimana della sosta, consente di ascoltare le voci del Milan attuale, capolista inatteso, prossimo al derby con alle spalle un mercato dai giudizi contrastanti, eccellente nella prima parte, deludente in quella finale. «Non abbiamo la bacchetta magica specie in tempi di Covid, il risanamento chiede tempo, occorreranno 2-3 anni per guadagnare la sostenibilità» è la tesi dei piani alti di casa Milan e così anche la possibilità di cedere il club a un nuovo attore è spostata nel tempo. E qui, sul punto, è arrivata la garanzia più attesa («per fortuna c'è un azionista molto solido che aiuterà il club») coniugata con l'obiettivo fissato per la stagione. L'area tecnica non è disposta a inseguire sogni di gloria. «Non siamo attrezzati per vincere lo scudetto ma siamo ambiziosi e lavoriamo per un Milan vincente nel futuro» il loro slogan. A nome di Elliott le fonti fanno sapere anche che non c'è «una missione dichiarata, del tipo o la Champions o la fine». Anzi: «Se non dovessimo centrarla, non sarebbe una tragedia perché la proprietà è con noi» la spiegazione didascalica.

Il piano di potenziamento tecnico non si è esaurito il 5 ottobre. Il loro giudizio è di moderata soddisfazione con uno sguardo alla prossima finestra di gennaio 2021. «I soldi risparmiati evitando di strapagare alcuni calciatori per i ruoli di difensore centrale e punta saranno investiti» è la promessa quasi solenne con un paio di avvertenze tipo «no ad acquisti da 50 milioni», «no agli svincolati» (la candidatura di Mandzukic accostato di recente e smentito decisamente). Le due anime del club, amministrativa e tecnica, da qualche tempo hanno preso a parlare con una sola lingua senza negare le tensioni su scelte impegnative. Tipo quella per Ibra. «I giovani hanno bisogno di una guida, dentro e fuori dal campo» ripetono gli sportivi. Le visioni diverse sono state superate. Anche perché Elliott non vuole passare «per il signor no»: bisogna convincerlo, come per chiudere la trattativa Tonali. Da quel che si coglie nessun rimpianto per Bakayoko che ha rinforzato un concorrente, il Napoli. La spiegazione è stata questa: «Avevamo bisogno per il 4 di un centrocampista di caratteristiche diverse, Krunic le ha e abbiamo deciso di dargli una chance dopo gli infortuni del passato torneo». Alla fine il bilancio ha un altro segno positivo. «Sapevamo di rischiare nel mese di settembre durante le 6 partite per le assenze patite: abbiamo avuto coraggio puntando sui giovani e non siamo andati nel panico» la sintesi. Sulle prossime spine (i rinnovi di Donnarumma e Calhanoglu) nessun annuncio: la fiducia nel rapporto con gli interessati è la loro ruota scorta. È andata così, grazie anche al sostegno di Pioli che non ha mai espresso un lamento. «Con lui c'è stato anche feeling personale» il riconoscimento pubblico. Stadio nuovo e apertura al pubblico di San Siro sono stati gli ultimi argomenti affrontati. Il primo è ritenuto fondamentale, per il secondo «il club che non si picca d'essere un esperto in materia, è pronto».

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